Reggio Calabria ricorda il poeta Petrarca. E il contributo di quei due reggini…

L'Associazione Culturale Anassilaos annuncia che giovedì 2 maggio si renderà omaggio a Francesco Petrarca nel 650° anniversario della morte

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Con una conversazione della Prof.ssa Francesca Neri, inserita nel ciclo la “percezione dell’Antico” , giovedì 2 maggio alle ore 17,00 presso la Sala Giuffrè della Villetta De Nava, l’Associazione Culturale Anassilaos e la Biblioteca De Nava, con il patrocinio del Comune, renderanno omaggio a Francesco Petrarca (1304-1374) nel 650° anniversario della morte del poeta che, insieme a Dante e Boccaccio, costituisce la triade dei grandi della letteratura italiana del Trecento.

Un anniversario questo finora passato quasi sotto silenzio anche se ci troviamo dinanzi ad un artista il cui stile e i cui temi, prevalentemente amorosi, il cosiddetto “petrarchismo”, hanno costituito un modello imprescindibile per tutti i poeti lirici e d’amore fino al Cinquecento mentre nell’Ottocento, nella fase del Risorgimento, in lui è stato evidenziato il poeta patriottico, quello della canzone All’Italia con i celebri versi “vertú contra furore prenderà l’arme, et fia ’l combatter corto:ché l’antiquo valore ne gli italici cor’ non è anchor morto” che Il Machiavelli inserirà a conclusione del suo “Principe”.

Il contributo di Barlaam e Leonzio Pilato

Petrarca inoltre ha contribuito, insieme al Boccaccio, in maniera sostanziale, alla riscoperta di quell’Antichità e di quegli autori latini e greci quasi “sepolti” nei monasteri d’Europa, la cui riscoperta e conoscenza, di là a qualche anno, aprirà la via all’Umanesimo e alla Rinascenza. Non a torto dunque gli studiosi hanno parlato, nel caso dell’Aretino, di preumanesimo, una attitudine verso il mondo antico al quale hanno dato un contributo fondamentale, giova ricordarlo sempre, due calabresi di origine reggina, Barlaam e Leonzio Pilato.

Il primo, nativo di Seminara, fu monaco basiliano e trascorse una parte della sua vita presso la corte dell’imperatore bizantino Andronico, di cui fu poi ambasciatore presso il papa Benedetto XII (1334-1342) ad Avignone nel 1339 nel tentativo di unificazione della chiesa cattolica e di quella ortodossa dopo lo scisma del 1054. Nella sede del papato Barlaam, morto poi nel 1347 da Vescovo di Gerace, conobbe Petrarca che lo ebbe a maestro come egli stesso scrive in un passo dell’opera “De suis ipsius et multorum ignorantia” : “Molti dei suoi scritti (di Platone) li vidi li ho visti io con questi occhi specialmente in casa del calabrese Barlaam, prototipo moderno di sapienza greca. Fu lui che cominciò ad insegnarmi il greco quando ancora non sapevo il latino e forse sarebbe riuscito a farmelo imparare, se la morte invidiosa non me lo avesse strappato e non avesse stroncato una nobile iniziativa…”

L’altro, forse allievo di Barlaam, conobbe il Petrarca a Padova nell’inverno del 1358-1359 e il poeta gli chiese una prima parziale traduzione dell’Iliade. Il successivo e importante ruolo giocato dal Pilato a Firenze nella diffusione della lingua e letteratura greca, grazie al Boccaccio, rientra nella grande storia dell’Umanesimo italiano alla cui nascita contribuirono dunque due Reggini. A introdurre l’incontro, dopo il saluto della responsabile della Biblioteca Daniela Neri, sarà la responsabile Poesia di Anassilaos Pina De Felice mentre Daniela Scuncia curerà la lettura dei versi di Petrarca.

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