La ‘ndrangheta di Cosenza perde Ettaruzzu, all’anagrafe Ettore Lanzino, boss del capoluogo bruzio inserito tra i 100 ricercati più pericolosi. Un’ascesa rapida ed una discesa ripida, quella di Lanzino, catturato nel 2012 e detenuto nel carcere di Parma dove ieri, a 69 anni, è morto. Ettaruzzu, conosciuti agli albori della sua carriera mafiosa come “Due Novembre” per la scarsa capacità al sorriso, era ormai malato da tempo e il suo cuore, sofferente e con segreti che mai verranno svelati, ha ceduto.
La “nascita” di Ettaruzzu
Il boss Lanzino era condannato in regime 41bis per i reati di omicidio commessi nel cosentino tra il 1999 ed il 2001. La storia di Lanzino, occhi di ghiaccio e senza sorriso, comincia a Luzzi suo paese natìo; ben presto si sposta a Cosenza, tra le vecchie vie del centro storico dove, già a 12 anni, comincia a dedicarsi a furti e furtarelli. Ed è proprio così che entra nella malavita, con i primi contatti con la ‘ndrangheta reggina mediante i fratelli Aldo e Santo Curcio. Ben presto però. Aldo viene sparato, Santo esiliato e Ettaruzzu, già uomo d’onore, si inimica il capobanda Sena e consolida i rapporti con Franco Pino, suo mentore e di cui diventa uomo di fiducia.
Il regno “imprenditoriale” di Lanzino
Comincia così, a fine anni 70, a capeggiare la zona di Piazza Riforma con estorsioni ai commercianti. Ma Lanzino, il boss senza esperienza, alla morte preferisce gli affari: quasi non sembra uno ‘ndranghetista, ma ha la “poker face” da imprenditore che gli permette di allargare il suo giro d’affari. E la pistola, a suo dire, non la vuole usare: scampato a due agguati, uno dei quali lo trafisse al braccio, vide perire il fratello ed il suocero per affari di mafia ma cercherà sempre di mantenere una calma “apparente”.
La condanna e la latitanza… a Rende
Intanto la terza guerra di ‘ndrangheta si avvicina e Lanzino, il boss senza esperienza ma che sapeva comandare, è invischiato nello scontro tra le cosche di Cosenza e della zona tirrenica per il controllo degli appalti. Per questo verrà condannato all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’assise di Cosenza, in qualità di mandante di due omicidi compiuti nel 1999. Sul suo capo pendono, inoltre, quattro ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa ed omicidio.
Ettaruzzu riuscirà a dribblare la cattura dal 2008 fino al 2012, anno in cui la sua latitanza finisce: viene ritrovato in un appartamento di Roges di Rende, in compagnia di altre persone, intento a prepararsi la cena. Si consegna senza opporre resistenza; verrà prima spedito a Sassari poi, per problemi di cuore, verrà trasferito a Parma dove ieri è morto. Il Questore di Cosenza, Giuseppe Cannizzaro, ha stabilito che i funerali di Lanzino verranno celebrati all’alba e in forma anonima.
