“I giornalisti sono falsi e servi dei padroni, lei ha ridicolizzato anche mio fratello Domenico. Che cosa siamo pupazzi? Nessuno si è mai permesso di comandare me”: il 15 ottobre 2021 avviene una telefonata concitata fra Rocco Papalia e il massmediologo Klaus Davi. Oggetto della conversazione gli articoli e le inchieste del giornalista italo-svizzero sulla criminalità organizzata al nord e in particolare a Milano.
La mattina del 15 ottobre il giornalista si era recato a Buccinasco, nella provincia di Milano, per intervistare Rocco Papalia ma senza trovarlo. Nel pomeriggio dello stesso giorno Papalia chiama sul cellulare il giornalista inveendo sui suoi articoli e i manifesti che raffiguravano il presunto boss vestito da donna. Nel corso della concitata telefonata Papalia mette nel mirino un video satirico di Klaus Davi, realizzato con tecniche di face animation, pubblicato il 10 maggio 2021 in cui anche il fratello Domenico e altre persone sotto la lente delle forze dell’ordine cantano alcune canzoni dance: “Quando ha fatto quei giochetti ha messo mio fratello, che cosa siamo pupazzi?”. E alla replica di Davi: “Ma pure io sono stato oggetto di satira, capita quando si è conosciuti” Papalia afferma: “Io non sono una persona pubblica”. Incalzato dal giornalista che motiva il suo interesse per Papalia derivante dalla sua presenza nelle cronache giudiziaria ormai da molti anni il presunto boss risponde: “Sono andato su tutti i giornali perché i giornalisti sono falsi e servi dei padroni al 99%”. E precisa: “A me non interessa più nessuno, se ho fatto reati sono degli anni ‘70”. Alla domanda di Davi: “Però ai tempi eravate importante” risponde: “Io non sono mai stato una persona importante, ho sempre lavorato e fatto i fatti miei. Non ho mai comandato nessuno e mai nessuno si è permesso di comandare me”.
Il massmediologo è a processo a Milano. Il capo di accusa della Procura di Milano riportato nella notifica è “aver offeso l’onore e la reputazione di Rocco Palalia vestendolo da donna”. Il riferimento è a una campagna del massmediologo risalente a dicembre del 2017. La sentenza è prevista per lunedì 19 febbraio.
