Esistono tradizioni che sono destinate a durare per sempre: nel tempo del cibo in provetta, della farina di grillo e dei prodotti importati, i piccoli comuni resistono e preferiscono il duro lavoro, il sacrificio e la pazienza pur di avere a tavola un prodotto che sia autentico. Nell’era dei vegani e fruttariani, tra un piatto di tofu in padella e lievito alimentare al post del formaggio grattugiato, si impongono i sapienti riti di lavorazione della carne, antichissimi eppure sempre presenti: perché, diciamocela tutta, un pezzo di salsiccia nostrana vale cento volte tutto il cibo artefatto e gourmet che spopola sui social di tutto il mondo.
Nuccia e Vincenzo, i “maestri” della carne
In un piccolo paese in provincia di Vibo Valentia, a Francavilla Angitola, il rito della semplicità si unisce all’arte e alla maestria di mani che sono in grado di realizzare capolavori: e no, non parliamo di sculture pregiate e quadri astratti, ma di deliziosi salumi. Ed è in questo contesto che si inserisce la famiglia Bilotta, con i coniugi Nuccia e Vincenzo, veri e propri “artisti” della carne. La coppia, come riportato nel prezioso contributo video di Graziano Tomarchio per StrettoWeb, “ha comprato la carne di maiale per fare salsicce e soppressate”. Mai parole suonarono più dolci di quelle pronunciate dalla signora Nuccia!
Salsicce e soppressate, il “dietro le quinte”
Produrre salumi prelibati sembra facile, ma ci vuole tanto lavoro e mani belle forti, come quelle della famiglia Blaiotta che impasta carne di maiale, sale, peperoncino rosso e poi, l’ingrediente segreto: un bicchiere di vino per dare il giusto aroma. La carne viene lasciata a riposo per un’intera notte, in modo da amalgamarsi bene e prendere “sapore” e poi, all’alba di un nuovo giorno, si ricomincia!
La signora Nuccia ci spiega che, “con la macchinetta riempiamo gli intestini (le budella di maiale) che sono stati lavati il giorno prima con acqua, tanto sale e limoni”. E poi si passa alla parte della ‘farcia’: una volta riempite le budella con l’impasto di carne, vengono legate con dei laccetti e poi appese per “essere curate”. Nuccia ci spiega che “per la soppressata ci vuole almeno un mese, ma per la salsiccia bastano 10 giorni e poi è già buonissima da mangiare”.
E noi non possiamo fare altro che credere a quanto la famiglia Blaiotta ci dice perché, già solo attraverso le immagini, possiamo sentire il profumo del prodotto casereccio e le papille gustative sono pronte a fare la ola. Una tradizione lunga una vita perché “ogni anno facciamo le salsicce” dice il signor Vincenzo. E non manca di certo la generosità: “la facciamo per noi e per gli amici”, puntualizza la moglie Nuccia. La stanza dove preparano i salumi, infatti, ospita una grande tavolata che la coppia condivide con gli affetti più cari. E per chi è fuori, nessun problema: “le mandiamo pure a Milano”. Ah, quanto sei bella Calabria!
