Nel ricordo di Cocò, il piccolo ucciso dieci anni fa dalla ‘ndrangheta

Cocò Campilongo aveva solo 3 anni quando, 10 anni fa, la 'ndrangheta lo ha ucciso e bruciato in quel di Cassano

Era il 2014 quando il Comune di Cassano all’Ionio ha pianto lacrime amare per colpa della ‘ndrangheta: il 16 gennaio di dieci anni fa, infatti, il piccolo Cocò – Nicolas Campilongo – venne brutalmente ucciso a colpi di pistola e bruciato insieme al nonno Giuseppe Iannicelli – vero bersaglio della mafia – e la sua compagna marocchina, Ibtissan Touss. Il corpo venne ritrovato due giorni dopo, il 18 gennaio, all’interno di quello che era rimasto di una Fiat Punto in contrada Fiego.

A ricordare quel terribile giorno è Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, nel decimo anniversario della sua brutale dipartita: dalla morte di Cocò penso che sia morta la ragione, morta l’umanità perché uccidere un bambino significa non aver pietà di niente, di nessuno. Penso che la morte di Cocò sia un punto di non ritorno, un punto dove abbiamo toccato veramente il fondo, dove veramente mi sono sentito la coscienza graffiata, direi violentata”.

Quando il Papa scomunicò i mafiosi

Papa Francesco, nell’Angelus della domenica successiva al delitto di mafia, ricordò il piccolo Cocò. Il 21 giugno 2014, nel corso della sua visita a Sibari scomunicò i mafiosi. “Ma dopo 10 anni – afferma Monsignor Savino –  ci sono interrogativi che bisogna porsi. A che punto siamo oggi contro il potere mafioso? È nata una coscienza di popolo? Si sono attivati i processi di cambiamento concreti, collettivi, comunitari? Che ruolo hanno ancora i poteri malavitosi qui, con tutte le alleanze e complicità, nel nostro territorio?”.

“Basta con i poteri mafiosi. Basta con le mafie, dobbiamo essere un popolo libero. Dobbiamo essere soggetti, persone che nella libertà sono capaci di costruire una società basata sulla civiltà e sulla democrazia più matura e responsabile. Siamo chiamati tutti a essere cittadini più responsabili perché – conclude – insieme possiamo senz’altro farcela senza cedere mai, con rassegnazione e fatalismo, ai poteri mafiosi che non si mettono al servizio del territorio, ma si servono del territorio per affermare soltanto se stessi e il loro potere economico e mafioso”.