Vibo Valentia, l’incontro di M5S sul dimensionamento scolastico

"Per l’ennesima volta, tagli ad una provincia che paga sempre alto il prezzo di una gestione politica di interessi"

“Un incontro interessante, nel quale hanno fatto i loro interventi, i principali attori del territorio vibonese, legati in vario modo al mondo della scuola. Ognuno ha esposto le ragioni di un tema che penalizza in maniera maggiore l’aspetto sociale del territorio, in un settore che dovrebbe essere traino della cultura del sapere e della legalità, di proiezione nel mondo del lavoro e di formazione umana dei nostri figli ma che vede, per l’ennesima volta, tagli ad una provincia che paga sempre alto il prezzo di una gestione politica di interessi e numeri, nel silenzio di gran parte di una popolazione che sembra rassegnata e indifferente alla direzione che il nostro futuro e quello dei nostri figli, sta prendendo.

Tra i tanti interventi, quelli che maggiormente hanno colpito il mio interesse ma anche quello del pubblico presente, sono stati sicuramente quelli fatti da due studenti del vibonese. Un lucido quanto accorato appello alla politica territoriale, affinchè, le criticità di un territorio che spicca sempre agli ultimi posti nei sondaggi di vivibilità, siano elementi utili a gestire le ragioni di una lotta che non tagli opportunità ma che ne conquisti di nuove. Profondo anche l’intervento del Dirigente scolastico Suppa, sull’importanza del contatto sociale e umano con studenti e famiglie, in un tempo difficile da vivere considerando ancor di più le fragilità della provincia in cui viviamo.

E la razionale esposizione di Pasquale Mancuso FLC- CGIL scuola, ha toccato il punto cardine del problema dimensionamento: “Una legge o regolamento che non siano giusti, non devono essere accettati. Non possono essere oggetto di aggiustamenti perché nascono per l’appunto ingiusti.”
Abbiamo perso da tempo l’occasione di dire “No”, di gridare all’ingiustizia e di difendere ciò che è nei nostri diritti, ingurgitati da un sistema che si accomoda troppo spesso a condizioni che non tutelano né il territorio, né la sua popolazione.

Avrei voluto prendere parte alla discussione e portare la mia esperienza come lavoratrice ATA di terza fascia nel mondo della scuola, se i tempi non si fossero allungati a dismisura. Avrei voluto dire che, tra quasi 40 persone in contatto su un gruppo whattsapp per tenerci aggiornate sulle varie convocazioni che arrivano in provincia, sono l’unica ad essere stata assunta in ambito pnrr, ad avere quindi la speranza di lavorare fino a giugno. Sono una tra le pochissime fortunate a non essere stata superata da un’altra categoria di persone in attesa di lavoro come l’elenco dei tirocinanti, che sono stati utilizzati in qualche scuola.

Sono una delle tante persone che già sa, l’anno prossimo verrà sacrificata da eventuali dimensionamenti scolastici, arrivi di nuovo personale ata da altre regioni e da una politica che anziché battersi come fanno purtroppo in pochi ai tagli che vengono imposti, gioca sul futuro di un territorio che vede sempre meno speranze di ripresa. Io sogno una provincia vibonese che ridisegni il suo futuro partendo dai giovani, dalla tutela dei suoi diritti, dalla tutela e lo sviluppo del mondo del lavoro come arricchimento sociale ed economico di un territorio che deve battersi in maniera unita, per la sua esistenza in vita.

Sogno una provincia vibonese che alzi la testa e si batta per aver garantiti i suoi diritti, e sappia con fermezza negare qualsiasi abuso arrivi anche da disposizioni di governo.
E’ bella la modernità, come ha affermato in quell’occasione il presidente della provincia L’Andolina, e soprattutto pensare di proiettare un territorio in questa direzione ma, senza uno stato civile di servizi fondamentali come strade, acqua, pulizia, scuole, legalità ed una politica più attenta ai bisogni dei suoi cittadini, la modernità diventa elemento senza fondamento di funzionalità. Cosa ce ne facciamo della modernità in queste condizioni?

Per riprendere le parole di Gabriel Colacchio, studente del liceo Capialbi, “La scuola è la prima industria delle menti e la prima economia. Un paese civile che non investe nel futuro, non investe nella cultura e nei giovani, che paese civile è?” I rappresentanti politici come tali, devono servire il territorio e non servirsene ed essere la voce della sua popolazione ai vari livelli, per tutelarne i diritti e le aspettative”.