Oggi ricorre il quattordicesimo anniversario dalla morte di Lea Garofalo, uccisa dall’ex marito ‘ndranghetista contro il quale lei si stava ribellando diventando collaboratore di giustizia. La scelta difficile di Lea era dettata dall’amore per la figlia, che voleva allontanare da quell’ambiente criminale che aveva da sempre segnato la sua vita. Questa mattina, in occasione della triste ricorrenza dell’omicidio di Lea, abbiamo pubblicato un articolo lamentando il fatto che, a fronte di diverse iniziative organizzate a Milano in ricordo della giovane calabrese, in Calabria non accade la stessa cosa. Anzi.
In merito abbiamo ricevuto un importante riscontro da parte di Giuseppe Cantarella, presidente della Commissione Toponomastica del comune di Reggio Calabria dal 2016 al 2021. “In relazione al vostro apprezzabile pezzo – scrive Cantarella -, nel periodo in cui il sottoscritto ha guidato la Commissione Toponomastica (2016 – 2021) del Comune di Reggio Calabria, la Giunta comunale ha approvato il piano, redatto sempre dalla medesima Commissione, della toponomastica di Archi CEP, fra cui c’è anche Via Lea Garofalo“.
“Purtroppo questa Amministrazione non procede con l’appalto da 500.000 euro per il posizionamento delle targhe, che giacciono nel deposito della scuola media di Catona“, spiega Cantarella.
L’appalto caduto nell’oblio
Si tratta di una vicenda non risolta che risale a qualche anno fa, in merito ad un appalto che prevedeva l’apposizione di nuovi numeri civici, di targhe in marmo nel centro storico e di targhe in metallo in periferia. L’opera di apposizione delle targhette con i numeri civici iniziò nell’agosto 2019. Sorvoliamo sul fatto che vennero mal posizionate, con numeri civici errati. Ma ciò che è peggio è che le targhe toponomastiche, sia in marmo che in metallo, non sono state installate. E sono passati quattro anni.
Un ritardo abissale che non solo va a vanificare il lavoro quinquennale della commissione toponomastica, rivolto soprattutto alle aree di Arghillà, Archi CEP ed Archi Scaccioti, ma che mette in evidenza lo spreco di denaro pubblico. Ben 500 mila euro.
