Reggio Calabria, indagini per l’omicidio del medico: com’è possibile che il marito sia rimasto illeso? Si valuta dinamica balistica

Reggio Calabria: il procuratore capo Emanuele Crescenti e i suoi collaboratori, l'aggiunto Santino Melidona e il sostituto Elio Romano, cercano di diradare ogni dubbio soprattutto sulla posizione dell'assassino, o degli assassini

Le indagini sull’omicidio di Francesca Romeo, la sessantasettenne medico assassinata sabato scorso a Santa Cristina d’Aspromonte, nel Reggino, mentre viaggiava in auto con il marito, Antonio Napoli, anch’egli medico, sembrano orientate a definire meglio la dinamica balistica del gravissimo episodio di sangue che ha provocato la morte della professionista di Sant’Anna di Seminara, nella Piana di Gioia Tauro, colpita al collo e alla guancia sinistra, con conseguenze, invece, lievissime per il marito che si trovava alla guida della Peugeot 3008.

Il procuratore capo Emanuele Crescenti e i suoi collaboratori, l’aggiunto Santino Melidona e il sostituto Elio Romano, cercano di diradare ogni dubbio soprattutto sulla posizione dell’assassino, o degli assassini, al momento dell’esplosione dei due colpi di fucile calibro 12 contro l’autovettura, il primo dei quali ha trapassato il parabrezza anteriore senza colpire la dottoressa e il marito.

Il secondo colpo, invece, dopo avere sfiorato Antonio Napoli, sarebbe risultato quello fatale per la professionista. Resta da chiarire il dubbio su come sia stato possibile che lo sciame dei pallettoni con cui risulterebbe caricata la seconda cartuccia esplosa (mentre la prima conteneva il classico ‘sabot’, la palla asciutta usata per la caccia al cinghiale), non abbia, fortunatamente, colpito anche il marito della vittima. Le indagini, peraltro, stanno approfondendo tutta una serie di elementi per individuare il movente dell’omicidio di Francesca Romeo, spaziando dalla vita privata dei due coniugi, all’attivita’ professionale.