“Lo hanno tradito il tumore e la bravura degli investigatori. Certo lui aveva allentato un po’ le difese e se devo dirla tutta credo anche che non abbia, al momento, un erede che possa replicare il suo livello criminale. Qualcuno, nominalmente occuperà il suo posto, ma non a lui paragonabile“. E’ quanto dichiarato in un’intervista a La Stampa da Alfonso Sabella, già sostituto procuratore nel pool antimafia di Palermo all’epoca in cui l’ufficio giudiziario era guidato da Gian Carlo Caselli. Il “lui” di cui si parla è Matteo Messina Denaro.
Sabella, poi, esclude che si sia consegnato: “Cazzate, non mi vergogno a dirlo. Nella storia di Cosa nostra mi sono capitati pochissimi che si siano fatti trovare. Tendenzialmente erano coloro che sapevano che Cosa nostra li avrebbe ammazzati. E non sono certo quelli, come lui, che venendo arrestati consegnano di fatto allo Stato la rete di più stretta di chi lo ha protetto: la sua famiglia per capirci”. Con Messina Denaro, spiega, “muore uno degli ultimi tre soggetti in grado di rivelare a questo Paese che cosa sia realmente accaduto dalla strage di Capaci a quelle continentali di Firenze, Milano e Roma“. Ma “non” muore “il Capo di Cosa nostra“: “da questo punto di vista mi permetta di dire che forse è stato un po’ mitizzato. Peraltro è stata una sua scelta non diventare il numero uno dei Corleonesi“, precisa Sabella.
“Ha ritenuto di mettersi in attesa, si è rintanato nel mandamento di Trapani, suo territorio di elezione dove si sentiva (ed era) realmente protetto, ha stretto un rapporto di non belligeranza con Bernardo Provenzano e allo stesso tempo un’opera di sommersione criminale“, sottolinea il magistrato. “Come Capo dei capi sarebbe stato iper-esposto con tutte le conseguenze del caso“. E in merito ad un presunto erede del boss Sabella precisa che “al momento credo che nessuno possa replicare il suo livello criminale. Qualcuno nominalmente occuperà il suo posto, ma non a lui paragonabile“. “E poi l’asse centrale dell’organizzazione non è da tempo riconducibile al gruppo corleonese. È di nuovo a Palermo“, conclude.

