Ucciso dalla mafia e poi beatificato: a Palermo la reliquia di don Pino Puglisi

La reliquia di don Pino Puglisi, offerta dall'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, è stata esposta nel chiostro della questura di Palermo

Esposta la reliquia del beato padre Pino Puglisi nella questura di Palermo. L’iniziativa rientra tra le manifestazioni del trentesimo anniversario dell’uccisione del parroco di Brancaccio avvenuto il 15 settembre 1993. Don Puglisi venne ucciso dalla mafia per mano di Gaspare Spatuzza, di recente tornato in libertà.

Il frammento sacro, offerto dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, è stato esposto nel chiostro della questura. Alla cerimonia hanno presenziato autorità civili, militari e diverse scolaresche cittadine.

La cerimonia ha visto l’intervento del questore di Palermo, Leopoldo Laricchia, dell’arcivescovo e del cappellano della polizia di Stato, don Massimiliano Purpura. “Questa reliquia – ha sottolineato l’arcivescovo di Palermo – ricorda a tutti che abbiamo la corresponsabilità della costruzione della città umana. Credo che in questo luogo, così come in tutte le questure della Sicilia, possa svilupparsi ulteriormente il messaggio che tutti dobbiamo impegnarci; certo, i martiri della giustizia e della fede come Pino Puglisi lo hanno fatto con l’effusione del sangue ma tutti, ferialmente, ci dobbiamo impegnare a far sì che le nostre città siano liberate dal male che si struttura, come ad esempio quello della mafia. L’esempio del Beato Puglisi ci ricorda infine che dobbiamo essere tutti – semplici cittadini e rappresentanti delle istituzioni – sempre dalla parte dei più fragili: sono proprio a martiri a ricordarci questo impegno“.

A Brancaccio vivo il ricordo di don Pino Puglisi

Per il questore di Palermo Leopoldo Laricchia, “questa iniziativa, che coinvolge tutte le questure dell’Isola, è intesa a mantenere vivo il ricordo del parroco di Brancaccio che, in una terra dilaniata dalla guerra delle cosche mafiose allo Stato, era riuscito a fare breccia nelle coscienze dei tanti giovani del quartiere strappandoli alla strada, alla malavita e finanche ad un destino che per molti sembrava già scritto. Promuovendo molteplici iniziative rivolte ai giovani del quartiere e fornendo loro luoghi di incontro, di studio, di gioco, era riuscito ad instillare – ha proseguito il questore – i valori sacri della fratellanza e di rispetto della legalità che gli valsero l’ostilità dei boss mafiosi“.