Il coraggio di Lea Garofalo: a Cassano all’Ionio un parco giochi intitolato alla donna che ha sfidato la ‘ndrangheta

Il parco giochi di via San Nicola a Lauropoli da oggi porta il nome di Lea Garofalo, che ha denunciato i fatti di mafia, su volere dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Papasso.

“Lea Garofalo vede, sente e parla benissimo perché lo fa con i nostri occhi, le nostre orecchie e la nostra lingua”. Ne è l’esempio l’intitolazione del parco giochi di via San Nicola a Lauropoli che da oggi porta il suo nome su volere dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Papasso.

All’evento, oltre al sindaco Papasso, la giunta, il presidente dell’assise civica Lino Notaristefano, consiglieri comunali, autorità politiche, religiose e militari (oltre alla Polizia Locale, con il comandante Arch. Anna Maria Aiello, c’erano Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), hanno partecipato il vescovo di Cassano mons. Francesco Savino, il vicepresidente della Provincia di Cosenza Giancarlo Lamensa, il senatore Ernesto Rapani, il consigliere regionale Davide Tavernise, il dirigente dell’Erodoto di Thurii Anna Liporace, gli studenti, tante associazioni del territorio (come Giuseppe Guido, Segretario Generale Cgil Pollino Sibaritide Tirreno) e, soprattutto, la sorella di Lea, Marisa Garofalo.

Nel suo intervento, il sindaco Papasso, tra le altre cose, ha sottolineato che la scelta dell’amministrazione comunale ha la sua ratio finalizzata a conservare il ricordo di una donna calabrese, che ha avuto il coraggio di sfidare la ‘ndrangheta, di battersi per la verità, per riappropriarsi della sua dignità, del suo nome e di un futuro per lei e, soprattutto, per la propria figlia.

“Lea Garofalo, classe 1974, nata a Petilia Policastro, testimone di giustizia, vittima di ’ndrangheta, scomparsa il 24 novembre 2009 a Milano. Lea si dimostrò con il suo agire donna di grande coraggio. Infatti, sebbene appartenente a una famiglia mafiosa, pur subendo tutta una serie di aggressioni fisiche e psicologiche, ebbe la forza di privilegiare la strada della giustizia, raccontando alla Procura della Repubblica di Catanzaro la verità sulla strage di Pagliarelle, sulla morte del padre, sugli affari illeciti della sua famiglia e di quelli dei Cosco e dei tanti traffici illegali che avvenivano a Milano. Lea Garofalo pagò con la vita la sua scelta di vita la sua scelta di legalità. Venne uccisa la sera del 24 novembre 2009 nella capitale lombarda da Carlo Cosco, suo compagno e padre di sua figlia Denise. Il suo corpo, trasportato a Monza, venne sciolto nell’acido. Ma Lea non è morta, lei e il suo esempio vivono dentro tutti noi“.