Reggio Calabria, “Anime perdute”: le ‘macchie’ artistiche di Alberta Dito | FOTO

Una collettiva di pittura realizzata dalla pittrice reggina insieme a un folto gruppo di artisti dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria

Solitamente Reggio è una città che non si entusiasma facilmente per le manifestazioni d’arte, ma la collettiva di pittura “Anime Perdute in macchie” in corso dal 6 aprile presso il LAB 4.9 sin dal vernissage del 06 aprile sta riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica. La mostra mette in vetrina alcune opere delle “Anime Macchianti” offrendo ai visitatori emozioni diverse dettate dagli stili e dalle tecniche pittoriche che sono peculiari di ciascuna “Anima”.

Anime Perdute è un gruppo di artisti che nasce in modo semplice e naturale perché un gruppo di ragazzi si è ritrovato nel medesimo corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, tutti provenienti da esperienze di vita ed artistiche diverse, ma con un grande punto in comune: dipingere senza chiedersi il perché ed il come ma spinti dalla profonda passione per l’arte e la pittura in particolare.

Si trovavano nell’aula di pittura persi nel profumo dei colori e delle tele, quel tipico profumo delle botteghe d’arte in cui si respira un’aria tutta particolare, intensa ed intrisa dei sogni d’ognuno nei quali perdersi con tutta l’anima come Anime Perdute alla ricerca di se stesse.

Tutti, pur nella comune frequentazione, hanno logicamente seguito il loro percorso artistico pur ritrovandosi sempre accomunati dal comune sentire l’arte e la pittura come il veicolo per tramettere agli altri le proprie emozioni, le proprie sensazioni nascenti dal mondo che li circonda e che ognuno di loro percepisce in base alle proprie peculiarità e si sono ritrovati per presentare il loro talento che risalta imperioso dalle loro opere.

Ultimamente, in verità, sono stati anni difficili per la pandemia e le guerre che interessano il mondo intero e ora che si sta tornando ad una vita normale anche il mondo dell’arte segnala che esiste e che è pronto al risveglio per dare il proprio contributo all’evolversi della società che ha veramente bisogno di qualcosa che inviti a sognare a pensare in modo non consumistico ma che rivaluti la spiritualità interiore dell’uomo che invero ha dimostrato di essere forte e ben temprata nel superare gli ultimi anni difficili.

Ma al di là delle parole bisogna operare e rilanciare le proprie idee e prospettive artistiche e quindi dare un segnale alla città che esiste un fermento delle arti figurative in cui i protagonisti sono dei giovani desiderosi di mettersi in gioco sottoponendosi al giudizio del pubblico e della critica.

La giovane artista Alberta Dito, memore che con questo gruppo di amici e colleghi aveva affrontato due collettive con successo di pubblico e critica poco prima della Pandemia, ha avuto l’intuizione, condivisa pienamente dai suoi colleghi, che le Anime Perdute dovessero tornare alla ribalta per continuare il percorso lungo la strada impervia del successo e dare quel segnale forte che i giovani artisti ci sono con la loro spiritualità e le loro emozioni per dare un forte contributo alla società e poterla fare progredire con i propri sogni verso un futuro sempre più appagante e luminoso.

Al progetto di Alberta Dito ha dato una pronta risposta la dr.ssa Maria Cotroneo, direttrice del Telesia Museum di San Roberto, che, con l’ausilio del direttore artistico prof. Mario Dascola, lo ha messo sotto l’egida del Telesia Museum patrocinando con forza la Mostra presso il LAB 4.9, una location ormai divenuta prestigiosa per gli amanti dell’arte, messa a disposizione  dell’imprenditore reggino Domenico Monea per l’evento espositivo allestito dal curatore Francesco Miroddi e del project manager Oreste Mario Dito.

La collettiva delle Anime Perdute è un’esposizione di opere in cui troviamo diverse sensibilità artistiche, modi unici e personali di interpretare la realtà che ci circonda, capacità di dare risposte con la propria sensibilità esternata con le forme e con i colori, la forza di trasmettere emozioni e sentimenti e tant’altro sempre nell’unicità che è tipica dell’arte e dell’artista nel viverla e trasmetterla.

E cercando di raccogliere tutto quanto enunciato in un termine che potesse dare un nome alla mostra questi giovani artisti hanno suggerito di chiamarla “MACCHIE”. Ma il titolo non vuol fare riferimento al colore che macchia, ma vuole avere il significato che forse tante macchie, un’infinità di macchie tutte uniche e diverse alla fine fanno l’universalità e quindi anche l’arte con le sue “macchie” contribuisce a creare l’universo. In questa esposizione veramente variegata e variopinta ritroviamo stili e sensibilità diverse.

In Alberta Dito, ritroviamo un mondo privo di sovrastrutture ma fatto di semplici emozioni che l’artista trasferisce all’osservatore con la sua pittura, che nasce d’impulso dall’anima che guida la sua mano.

La sua forza è nei suoi colori che segnano le tele infondendo emozioni e sentimenti forti ed esplosivi ed in questo mondo astratto si affaccia anche con il suo astrattismo geometrico Cristina Giarmoleo che ha la sua specificità nella precisione della linea e nella vivacità del colore.

Davide Curcio trasporta sulla tela una realtà figurativa in cui con la sua sensibilità riesce ad interpretare la realtà che ci circonda in modo delicato e con una bellezza profonda, al pari di Margherita Amodeo che esterna l’autenticità e semplicità della vita con alla base la bellezza intesa quale essenza dell’espressività.

Un salto artistico lo propone Roberta De Cicco che interpreta la figura femminile sulla scia della concezione orientale che vedeva la donna quale simbolo di sensualità e di vita.

E su questo concetto del corpo femminile ritroviamo Federica De Falco che nell’ultimo periodo del suo percorso artistico si è dedicata alla rappresentazione del corpo femminile ricoperto dalle piante del fico d’india, le quali rappresentano la caducità e la brevità della vita.

Dalla spiritualità si ritorna allo stile figurativo con Romana Azzarà che fa prevalere il colore in ogni sua opera e nel figurativo si misura anche Ambra Miscerù che cerca di catturare nella figura le sue intimità nascoste.

Graziella Romeo e Mjriam Caruso esprimono con le loro opere una ricerca introspettiva nella quale vengono interiorizzate esperienze del vissuto personale, mentre in Melania Barbera e Marco Scarcella andiamo in un campo in cui il percorso artistico è in una fase di ricerca concettuale dell’espressione visiva con un linguaggio più tangibile all’attuale concezione dell’arte e sempre in una visione concettuale troviamo il “segno” di Carmelo Ventura ancor più marcato dalla sua ricerca materica.

Dalle considerazioni nascenti dall’interpretazione delle opere esposte risulta più che evidente che questo gruppo delle “Anime Perdute” è veramente alla ricerca di qualcosa, un qualcosa che potrebbe essere un loro obiettivo personale o anche di voler andare alla scoperta di un’espressione artistica che meglio interpreti questo nuovo secolo sempre più portato ad un’evoluzione in continua mutazione, ed anche il mondo dell’arte si evolve e loro vogliono esserne protagonisti, forse iniziando l’arte pittorica 5.0.

È un gruppo che nel tempo è cresciuto traendo vicendevolmente beneficio dal lavorare insieme, avendo come forte legame l’amicizia e la passione, un gruppo che si mette in gioco e si lancia nel difficile mondo dell’arte senza paracadute non avendo alle spalle sostegni di alcun genere, di cui tanti “artisti” ne godono abbondantemente, e quindi fidano soltanto nel loro talento: congratulazioni e l’augurio che possiate lasciare un’impronta nel mondo dell’arte, colonna fondamentale della cultura.

Doveroso citare le anime macchianti, in rigido ordine alfabetico: Alberta Dito, Ambra Miscerù, Carmelo Ventura, Cristina Giarmoleo, Davide Curcio, Federica Di Falco, Graziella Romeo, Marco Scarcella, Margherita Amodeo, Melania Barbera, Myriam Caruso, Roberta De Cicco, Romana Azzarà.