Dopo l’accusa di corruzione che l’ha portata all’arresto giovedì scorso, il giudice Giorgia Castriota, in servizio al tribunale di Latina, si difende parlando d’amore. All’interrogatorio preliminare di Perugia, la Castriota, in presenza del suo avvocato difensore Giuseppe Valentino, ha infatti affermato che: “non ci sono stati reati, solo comportamenti deontologicamente non corretti. Tra noi c’è vero amore ed è sbagliato dire che stavamo assieme per interesse”. L’altra parte della coppia è costituita dal secondo indagato, Silvano Ferraro, coadiutore di alcune delle società amministrate, anch’esso in carcere a seguito delle indagini della Procura di Perugia.
I due quindi, secondo quanto riportato nei fascicoli giudiziari, sarebbero una coppia a tutti gli effetti: non si tratterebbe pertanto di tangenti, ma di semplici regali d’amore. “Ho scelto di restare a vivere a Roma per stare vicino a lui — ha spiegato Giorgia Castriota, detenuta a Rebibbia — tanto che condividevamo la stessa colf”. Un patto d’amore quindi, dove lui contribuiva al suo sostentamento: “Era normale che io le dessi una mano con le spese della casa, dato che guadagnavo di più”, ha infatti riportato Ferraro, assistito dall’avvocato Gianluca Tognozzi.
Dagli interrogatori è quindi emerso che le borse, i gioielli e tutti gli oggetti – di cui si parla nelle intercettazioni – presenti in casa non sarebbero il frutto di somme corrisposte a seguito di illeciti, ma semplicemente beni acquistati con i risparmi personali di Castriota e con i contributi del partner Silvano. Entrambi quindi hanno richiesto il Riesame e la Castriota ha fatto richiesta di annullamento della misura restrittiva. Il terzo indagato, l’assistente Silvana Vitto, resta tuttora ai domiciliari in attesa di essere ascoltata dal gip.
