Con l’arrivo delle calde giornate e la situazione Covid ormai alle spalle, ritornano finalmente gli eventi che, da sempre, hanno caratterizzato le storie dei borghi dell’Alto Jonio Cosentino. Sono giorni da ricordare quelli che attendono i tanti cittadini dei piccoli comuni situati al confine calabro-lucano, dove l’aria di festa e il sapore antico della tradizione si sposano in un connubio perfetto. Finalmente, dopo tre anni di stop proprio a causa del Coronavirus, il comune montano di Alessandria del Carretto può tornare a celebrare una delle iniziative più “sentite” dall’intera comunità, la “Festa della Pita”. Per quanto piccolo sia il paese, la celebrazione rientra tra gli eventi folkloristici a maggiore affluenza della Calabria e Basilicata, attirando folle di curiosi da tutta Italia e, soprattutto negli ultimi anni, da tutta Europa.
La “Festa della Pita” ricade annualmente l’ultima domenica di Aprile, ma la preparazione comincia già settimane prima: Alessandria del Carretto è situato ai piedi del Monte Sparviere e fa parte del complesso dei borghi del Monte Pollino. La struttura montuosa del luogo, ha fatto sì che il simbolo della festa, legata al santo patrono Sant’Alessandro, ricadesse su un albero, precisamente su un abete (pitë in dialetto alessandrino). I preparativi si avviano quindi nella seconda domenica di aprile, quando un gruppo di boscaioli esperti sale in montagna e sceglie l’abete da abbattere. Una volta ripulito, si taglia la cima dal tronco.
L’ultima domenica di aprile invece, gli abitanti del paese – aiutati da centinaia di persone proveniente da ogni dove – ritorna nel punto in cui la pita era stata ripulita e la trasporta “a braccia” giù per la valle, fino ad arrivare in paese. Il trasporto, seppur impervio, diventa un momento di festa e condivisione, allietato dai suoni tradizionali delle ciaramelle, dei tamburelli e degli organetti che incitano la folla a spingere l’arbusto. Una discesa dove, oltre ai canti, non manca di certo “pane e companatico”; in quest’occasione, la gente si rifocilla a vicenda, mettendo a disposizione quello che ha portato: panini, salami, formaggi e, immancabile, il vino del paese.
Alla fine della giornata, la festa termina con l’arrivo della pita in paese, precisamente in zona San Vincenzo dove, per le celebrazioni del 3 maggio, verrà issata al centro della piazza. I devoti più coraggiosi proveranno a “scalarla” fino in cima, addobbata con doni e prodotti tipici del territorio. Una tradizione singolare, sicuramente non semplice, ma che rappresenta un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita, in nome della tradizione che resiste, anche a mille metri.
