“Quando penso al Museo del Mare a Reggio Calabria e guardo le foto fascinose delle forme architettate dalla compianta Zaha Hadid per la nostra città, mi chiedo se mai si possa immaginare un centro educativo mediterraneo per l’infanzia e perché no, anche per gli adolescenti, una realtà laboratoriale per i bambini con approfondimenti esperienziali sempre in linea con i programmi scolastici”, è quanto afferma in una nota Vania D’Angelo. “La possibilità di utilizzare un ambiente che consenta, grazie alle attrezzature in dotazione, di conservare, cucinare, degustare, leggere, scrivere, disegnare, ascoltare musica e danzare, ad esempio, renderebbe divertente lo studio dei cambiamenti di stato della materia per le classi della scuola primaria: ottenere il succo dagli agrumi e attendere che affiori la magia del ghiaccio di una granita, preparare la marmellata di arancia per spalmarla su pizza calda appena sfornata dopo essersi divertiti , e rilassati, ad impastare acqua e farina, sarebbero attività contestualizzate ed istruttive per i ragazzini della città e per i piccoli turisti in visita”, sottolinea.
“La conservazione del cibo grazie allo zucchero ed al sale è fenomeno acclarato ma ai bimbi si potrebbe introdurre il concetto di serendipity: dall’errore l’avanzamento come quando da alcuni semi di granturco caduti per sbaglio nel grasso bollente, sono sbocciati per incanto croccanti pop corn o, ancora, si esperì che dimenticando del pesce immerso nel sale, rimaneva intatto e commestibile come fosse cotto.
In attesa di poter deliziarsi con un’indimenticabile lemon crushed ice , magari accompagnato da biscotti appena sfornati, i piccoli potrebbero giocare con disegni colorati di varie granite nominandone gli ingredienti in inglese, o creare oggetti con la pasta di sale utilizzando farine scadute che andrebbero perse, poi ballare la danza dell’arancia a coppie che reggerebbero le succulente sfere arancione con la fronte e tornare al tavolo da disegno per una ricostruzione di un rendering semplificato delle Terme Romane a partire dai resti che impreziosiscono un tratto del Lungomare. Forse i giovanissimi urbanisti per un giorno troverebbero avvincente ricostruire un plastico venato dal corso dell’antico fiume Apsias, oggi Calopinace, con a latere tutte le abitazioni e le botteghe riprodotte utilizzando scatole di carta e cartone sagomate, intagliate e dipinte“, rimarca.
“Inventare una coreografia nuova che diventi danza della Città di Reggio Calabria con tanto di design di costumi per i ballerini che mimeranno l’intreccio tra la vite ed il fico selvatico, connubio iconico dell’origine leggendaria della polis. L’attesa, anch’essa giocosamente formativa per i bimbi, non sarà noiosa ed il piccolo miracolo dei cristalli al cucchiaino si compirà con successiva degustazione della granita e dei biscotti: il sentire ed il fare mediterraneo o il branding identitario di una Città gioiello del Mare Nostrum. La città che amplia gli orizzonti dei suoi piccoli abitanti, rivive”, conclude.
