Quello sul Ponte sullo Stretto è un argomento mai così tanto caldo come adesso. A parlarne non sono solo i media e la politica locale, ma anche e soprattutto i riferimenti nazionali. L’interesse su questa opera ha portato Canale 5 sino a Cannitello. Le telecamere di Mattino 5 hanno infatti intercettato alcuni residenti sul Lungomare che hanno espressamente e pubblicamente detto “no” al Ponte. Per uno degli intervistati dall’inviata, “deturperebbe il paesaggio”. Questo perché, a detta del signore, “questo luogo è talmente importante, è un luogo di miti, di leggende, di cultura. Tutto questo verrebbe meno, deprezzando almeno due chilometri di costa. Sarebbe un’altra cosa, non sarebbe più Cannitello”. In pratica, il Ponte non si dovrebbe fare perché questo è un luogo di miti, leggende e culture, come se la costruzione del Ponte in automatico eliminerebbe la storia e la cultura di un popolo o di una città. “Dovremmo rientrare dentro l’area di cantiere, un’attività come la nostra ci penalizzerebbe”, ha poi ribadito il signore, che possiede un’attività commerciale nella zona e con il Ponte questa verrebbe danneggiata. “Però ci sono gli indennizzi per le attività commerciali che sono intralciate dalle attività di cantiere”, chiosa il conduttore di Mattino 5, Francesco Vecchi, precisando.
“Il Ponte è un feticcio ottocentesco che ci trasciniamo da un secolo e non c’è alcuna certezza sia realizzabile”, rivela poi un altro residente del luogo intervistato. “All’epoca le associazioni ambientaliste e la rete No Ponte crearono delle contro-deduzioni che portarono all’annullamento della progettualità. Il Governo Monti bloccò questa operazione perché ritenne che si potesse incorrere addirittura in un risarcimento danni nei confronti del privato”, aggiunge il signore, che poi rincara la dose con fare un po’ sarcastico: “questi qua fanno solo quello che sanno fare, come questa assurdità della galleria che ci hanno imposto per poter spendere 27 milioni di euro inutilmente”, ammettendo di essere stato contrario anche a quell’opera. “Quello che non sanno fare – aggiunge – lo mettono in cantiere e chissà quando mai si finirà. E non mi si parli neanche dell’occupazione, perché qui quando si parlava della Salerno-Reggio Calabria le manovalanze erano rumene, ungheresi, polacche e con contratti rumeni, ungheresi e polacchi”. Insomma, se ne deduce che il Ponte non si dovrebbe fare, a detta di questi signori, perché questo è un posto di miti e leggende, perché sarebbero spesi soldi inutili e perché a lavorarci sarebbero i rumeni, gli ungheresi e i polacchi…
