Modena come Terni. E alla Reggina forse non dispiace, visto che dopo la sconfitta del “Liberati” sono arrivate quattro vittorie di fila. Punteggio e andamento della gara simile, dall’Umbria all’Emilia, anche se il gol di Diaw è arrivato nella ripresa mentre quello di Partipilo nel primo tempo. Poco cambia. Sì, perché in entrambi i casi resta il rammarico per una gara “alla portata”, che gli amaranto avrebbero potuto mettere tranquillamente in saccoccia per come hanno condotto la gara. Dominio del campo e delle occasioni, con l’idea che addirittura anche un pari sarebbe potuto andare stretto, figurarsi una sconfitta. Ma tant’è, ormai è andata e, ripetiamo, a seguire questo ritmo (una sconfitta e quattro vittorie di fila) in tanti metterebbero la firma. Di certo, l’andamento simile delle due sconfitte mette in evidenza alcune connessioni, alcuni elementi da sottolineare, alcune situazioni o fattori di gioco che vanno raccontate.
Il primo. La Reggina non sbaglia mai l’approccio. O, perlomeno, finora non l’ha mai sbagliato. Da Ferrara a Modena, è sempre dominio per almeno i primi 30 minuti di gara. E, non per caso, quasi sempre è arrivato il gol del vantaggio nella primissima fase. Solo in due occasioni il gol dell’1-0 non è arrivato nel primo tempo. Cosa è accaduto? Che in quelle due occasioni la Reggina ha perso. A dir la verità il gol era pure arrivato, con Di Chiara, ma è stato annullato (e questa è un’altra storia). E’ pertanto impressone di tanti, se non di tutti, che con quella rete in avvio la gara avrebbe preso un’altra piega, forse sulla falsariga delle precedenti. E cioè che la Reggina avrebbe gestito, magari tramortendo l’avversario nella ripresa col gol che avrebbe chiuso i conti. E, se ci pensiamo bene, le proteste amaranto per il gol annullato non sono state neanche tanto veementi (ancor di meno quelle del Modena e del suo portiere, e questo la dice lunga), a dimostrazione che la squadra di Inzaghi era talmente tanto in controllo della gara, talmente sicura di se stessa, che pensava di poter fare gol in qualsiasi momento. Sensazione un po’ generale, visto che nella prima mezz’ora il centrocampo era in totale controllo, con Crisetig addirittura libero e con tanto campo davanti, mentre il Modena si difendeva con undici giocatori nell’ultima trequarti. Insomma, la troppa sicurezza può giocare brutti scherzi, e così è stato.
Il secondo. E’ collegata al primo. L’intenzione di partire forte da parte di Inzaghi non è casuale, ma ha un senso ed è anche abbastanza logico. Questa squadra, per caratteristiche, ha nelle corde la partenza sprint, il vantaggio e poi la gestione, sfruttando la velocità di attaccanti e mezz’ali per tramortire la gara nel momento decisivo, come è quasi sempre stato finora. Quando, per tutta una serie di situazioni o episodi, questo non accade (perché ovviamente il calcio non è una scienza esatta e non si può sempre prevedere il prosieguo), tante cose cambiano. Cambiano quando è la Reggina a dover comandare, attraverso il possesso palla. E in queste prime sette partite è emerso che quando il possesso è inferiore all’avversario, la Reggina vince, proprio per il gol di vantaggio, il possesso affidato all’avversario e il 2-0 ricercato attraverso la solidità, la compattezza e la velocità in contropiede. Quando il possesso è nelle mani della Reggina, ed è prolungato oltre la prima fase di gara – a Terni come a Modena – emergono maggiori difficoltà. Insomma, se nella spinta iniziale non si producono reti, il rischio è che il copione di gara possa cambiare. E può cambiare, a maggior ragione, se di fronte si trovano squadre – quella di Tesser come quella di Lucarelli – che approcciano alla gara con l’unico obiettivo di non prenderle, per poi beffare l’avversario in uno dei pochi momenti poco lucidi. E qui arriviamo al terzo punto.
Il terzo punto sembra essere una costante, a differenza dei primi due che necessitano ancora di altre conferme: questa squadra, intorno al 60′, comincia a risentirne dal punto di vista fisico e non per niente è in quella fase che Inzaghi opera i primi cambi, che danno nuova linfa al collettivo per la restante mezz’ora di gara. Si è notato meno, nelle altre gare, proprio perché la Reggina era già in vantaggio e grazie ai cambi ha potuto mettere in saccoccia il risultato (Spal, Sudtirol, Palermo, Cittadella, i gol sono arrivati proprio a metà ripresa). Si è notato un po’ di più, invece, a Pisa (dove però i 5 cambi hanno salvaguardato il risultato) e appunto a Modena. Sono pochi i minuti fatali – quelli in cui Inzaghi inizia a pensare proprio ai cambi perché si rende conto della fase di stanca dei suoi e della scarsa capacità ad uscire dalla fase di costruzione dal basso – che il Modena ne approfitta, schiaccia gli amaranto e fa 1-0. Lì la gara cambia ed è spiegata nel secondo punto, sopra. Inzaghi sa bene di quella fase chiave intorno all’ora di gioco e non per niente benedice ogni settimana i cinque cambi e la possibilità di avere una rosa ampia e la possibilità di pescare “oro” dalla panchina, “oro” che si rivela quasi sempre determinante.
Detto ciò, quelli sopra espressi sono soltanto punti in comune di queste prime sette gare, evidenze che – ovviamente – si fanno via via più marcate col passare delle settimane, in positivo e in negativo. Resta da sottolineare l’ottima prestazione e anzi il rammarico per il risultato (del resto, come ha detto Inzaghi, c’è solo da arrabbiarsi se non si vince dopo aver fatto 16 tiri in porta), ben consapevoli, come detto ad inizio articolo, che se la sconfitta a Modena è come quella di Terni allora c’è da stare tranquilli per il futuro.
