“Ricordo e mi soffermo con estremo dolore al caso di Mahsa Amini, la ragazza arrestata e poi brutalmente uccisa dalla polizia lo scorso 16 settembre a Teheran perché il suo hijab non le copriva adeguatamente i capelli. L’ondata di sdegno internazionale è stata corale, unanime e le manifestazioni di solidarietà si sono susseguite in ogni angolo del mondo. Imitando il gesto di alcune donne iraniane che come segno di ribellione sono scese in strada sventolando il loro velo – simbolo di oppressione – moltissime donne si sono fatte filmare mentre con un paio di forbici erano pronte a tagliare una ciocca dei loro capelli (azione per le iraniane simbolo di lutto)“. È quanto si legge in un comunicato stampa a firma di Annalisa Barreca – presidente sezione Arcadia di Ancora Italia.
“Stesso gesto messo in atto dal consigliere Angela Martino di Reggio Calabria, al motto “per le donne iraniane e per tutte le donne che lottano per la libertà”. Splendido pensiero di certo. – aggiunge Annalisa Barreca – E’ che qui sorge spontanea una riflessione: il consigliere dov’era in questi ultimi due anni e mezzo in cui tantissime donne sono scese in piazza anche a Reggio Calabria a manifestare il proprio disagio e disappunto per tutte le norme liberticide e vessatorie messe in atto dal governo italiano che ha usato Dpcm e forme illegittime che hanno portato a perdita del lavoro e dei diritti costituzionalmente garantiti, ad umiliazioni e gravi discriminazioni?”.
“Penso alla violenza subita dalle mamme che per poter mandare a scuola i propri figli sono state oggetto di costrizioni insensate e aggressive. – sottolinea l’esponente di Ancora Italia – Perché è dalla sottrazione del diritto naturale che poi si passa a forme più cruente di violenza… Perché è facile ricordarsi dopo decenni che in Iran per un velo indossato male si può morire… quando i Vip di casa nostra si fanno vedere con le forbici in mano, allora anche a Reggio Calabria li si imita scimmiescamente e ci si ricorda della sofferenza delle donne.
Ma quanto è facile ricoprire una carica pubblica e preoccuparsi solo di ciò che il mainstream ed il pensiero unico del momento suggeriscono di seguire? Quanto sarebbe utile e opportuno ascoltare e fare da eco alle voci di donne nel nostro territorio, donne che spesso neanche riescono ad esternare il proprio disagio perché sanno che non riceveranno ascolto? Me lo chiedo da donna, consapevole che gravi forme di mancata libertà e rispetto le abbiamo anche a casa nostra“.
