“Bisogna fare qualcosa per la Calabria”. Una frase cortissima, di sei lettere, ma tanto è bastato a Marcello Cardona affinché gli scattasse qualcosa. E’ questa la frase che lo ha condizionato di più, perlomeno inizialmente, nella scelta della Reggina. E’ stato lo stesso ex arbitro a confessarlo nell’intervento a LaC Tv, nel corso della trasmissione “11 in campo” condotta da Maurizio Insardà. Il Presidente amaranto ha infatti ripercorso i momenti, e gli incontri, che hanno preceduto la sua decisione di accettare l’incarico sullo Stretto. “Quando ho avuto l’incontro con Saladini, che voleva che facessi il Presidente, all’inizio non capivo il motivo – ammette – perché questo mette i soldi, è proprietario, fa la squadra. Ma la Reggina viveva da diversi anni complicati a livello societario, la proprietà attuale è importante, imprenditorialmente a Milano nel campo del digitale, e a me si chiedeva, oltre alla rappresentanza giuridica di Presidente nel Consiglio di Amministrazione, anche un certo tipo di esperienza organizzativa in un mondo societario-calcistico non semplicissimo. All’inizio ero titubante, poi come tutti sanno ho ritenuto opportuno pensare alla mia gente di Reggio, ai miei amici, ai miei compagni, ai miei Professori, ai miei genitori. E’ stato un po’ come restituire qualcosa alla mia gente, gratuitamente, aiutare questo imprenditore in un’impresa che è veramente complicata. Ora le cose si guardano in un certo modo ma all’inizio era una tabula rasa, perché siamo entranti in un contesto difficilissimo. Credo di essere stato un po’ fortunato e quindi ora è giusto dare qualcosa”.
E poi spazio ai retroscena: “avevo avuto dei segnali: ‘forse ti cercano’, quando si era ancora in fase di trattativa – rivela Cardona descrivendo i passaggi ancora precedenti agli incontri – Ma io pensavo fosse una boutade di amici. Invece, lo studio che ha trattato la cessione della società tramite il Tribunale, aveva questo incarico e segnalò a Saladini questa cosa. All’inizio io, con la mia testa istituzionale, pensai: ‘se vuole viene, mi cerca a casa e vediamo che vuole’. Poi invece ci siamo visti in un ristorante. L’ho incontrato, sorridente, e mi ha detto che secondo lui c’era bisogno della mia figura. Io gli dissi: ‘devi farlo tu il Presidente’. Lui disse che serviva una persona a Reggio Calabria che stesse al di sopra delle parti. E poi aggiunse: ‘bisogna fare qualcosa per la Calabria’. Questo mi ha molto condizionato inizialmente. Gli ho detto: ‘guarda che in Calabria è un po’ complicato’. E lui continuava: ‘ma si può, si può’. E gli ho detto: ‘ne parliamo tra una settimana’. E così ho acquisito le informazioni che dovevo acquisire, perché ho speso una vita al servizio dello Stato, e ho pensato: ‘questo vuol fare qualcosa per la Calabria e tu dici di no?’. Reggio e la Calabria sono stati determinanti nella mia scelta e anche per l’imprenditore calabrese che con coraggio e lungimiranza ha investito al Sud. Questi sono stati i tre elementi fondamentali e oggi sono molto contento della scelta. Nel cammino sono stati fatti degli errori che stiamo guardando e studiando, e miglioreremo, ma le motivazioni della scelta sono prettamente sentimentali”.
Cardona lo ripete più volte: “sono stati fatti degli errori“. Lo confessa parlando della corsa contro il tempo dall’arrivo di Saladini ai giorni nostri, anche se ora la situazione è più tranquilla: “all’interno della società sono rimaste alcune persone ma è cambiato completamente il modo di pensare perché la società è diversa. Posso confermare che si è fatto tanto e si è anche sbagliato su certe questioni, perché abbiamo corso”. Ma Inzaghi, almeno per il momento, è una scelta tutt’altro che sbagliata: “Inzaghi – spiega il Presidente della Reggina – è stata una scelta studiata dopo che con il vecchio allenatore, a cui avevamo dato la possibilità di restare, le cose sono cambiate, e a quel punto dovevamo scegliere qualcosa che andasse oltre l’aspetto tecnico e tattico. Inzaghi ha una storia di bresaola e riso, che ha fatto del calcio una vita, un meticoloso, serviva una persona che desse il là ad un sistema di lavoro e a una modo di pensare di tutti. Ci siamo orientati su di lui tra mille difficoltà e lo ringrazio perché lui è quello che è e se oggi avesse aspettato sarebbe stato sicuramente su una panchina di Serie A”.
