Ieri l’Italia del Volley ha vinto un Mondiale dopo 24 anni bissando il titolo Europeo a distanza di poco meno di un anno. L’Italia del Basket ha eliminato la Serbia dell’MVP NBA Jokic dall’Europeo, contro ogni pronostico, impresa storica per il movimento cestistico italiano. Eppure i maggiori quotidiani italiani hanno scelto di dedicare la loro copertina a quanto accaduto in Juventus-Salernitana. Non è stata scritta nessuna pagina di storia, non è stata compiuta alcuna impresa emozionante, nulla che, fondamentalmente, possa far passare in secondo piano i due eventi sopracitato. Ma sulle polemiche sportive, in Italia, siamo dei veri e propri intenditori.
Una partita di medio-basso livello in termini di qualità del gioco espresso e delle emozioni suscitate negli spettatori, è finita sotto i riflettori per quanto accaduto nell’ultimo minuto di gara. Corner per i bianconeri, testa di Milik, Bonucci prova a sfiorarla ma non serve, gol del 3-2, clamorosa rimonta dei bianconeri sotto, incredibilmente, per tutta la partita contro la piccola Salernitana. Visto lo stato attuale, a una Juventus in cerca di vittorie e certezze, va bene anche così, sono punti pesantissimi. Dal Var arriva però una segnalazione: Bonucci è oltre l’ultimo difensore, prova a toccare la palla e rende attiva la sua posizione, è fuorigioco. In realtà no. Dal Var non hanno l’immagine di Candreva, in basso nello schermo, che tiene in gioco tutti.
Gol annullato. La tensione sfocia in un caos generale. Milik espulso per essersi tolto la maglia dopo il gol (era già ammonito). Cuadrado e Fazio si beccano due rossi nel parapiglia. Allegri perde le staffe e viene mandato, anche lui, sotto la doccia. Ne seguono polemiche fino a tarda notte e per tutta la giornata successiva, scientifiche analisi dei frame, le più disparate richieste di risarcimenti per le schedine, sentenze di giurisprudenza social-sportiva che provano l’obbligatorietà di far ripetere la gara.
Facciamo chiarezza: l’errore c’è, è grave, nessuno lo mette in dubbio. La reazione, da una squadra blasonata come la Juventus, è alquanto discutibile. Non stiamo parlando di semplici proteste, o polemiche. Un gol annullato (e non è detto che tutti si siano resi conto subito della posizione di Candreva dal campo) ha portato un’intera squadra a perdere le staffe. Un Campione d’Europa come Leonardo Bonucci è stato trattenuto a stento prima di finire fronte a fronte con un avversario, per poi presentarsi davanti alle telecamere e parlare di squadra “depredata”. L’errore, ribadiamo, c’è. La reazione, per quanto a caldo, ci sembra abbia superato la misura.
Siamo appena alla 6ª giornata di Serie A e una svista arbitrale ha fatto perdere alla Juventus il famoso “stile Juve“. Ammesso che di tale “aplomb”, di ben altri anni, giocatori e figure dirigenziali ne fosse ancora rimasta traccia. La squadra che per 9 anni ha dominato il campionato di Serie A, ha costruito un modello vincente, quasi visionaria nell’anticipare i tempi puntando sullo stadio di proprietà, in grado di concedersi un lusso chiamato Cristiano Ronaldo, oggi fa i conti con l’ennesima magra figura. Dagli addii di Marotta e Paratici all’esame di Suarez, dal ‘tradimento’ Superlega al caso plusvalenze, passando per due quarti posti consecutivi in due annate disastrose e una linea societaria che sbanda dal ‘Sarriball’ alla scommessa Pirlo, per poi accartocciare il tutto e cestinarlo puntando sull’usato sicuro, Max Allegri.
Una reazione che è andata ben oltre la decisione del Var. Un’insofferenza dovuta al momento non esaltante della stagione, ai “se c’era Di Maria…” usati per giustificare prestazioni insufficienti, al credito di Allegri che dopo una stagione complicata come quella precedente sembra essere ormai esaurito. È solo settembre, mancano 32 partite, errori arbitrali ce ne saranno ancora come ce ne sono sempre stati in passato.
Un esempio abbastanza recente riguarda il Milan. Nella passata stagione i rossoneri si sono visti chiamare un fuorigioco “interpretativo” su Giroud sdraiato per terra contro il Napoli; hanno subito un gol di Udogie di mano, con il calciatore che aspettava l’annullamento da parte dell’arbitro senza esultare (gol convalidato); per non parlare del gol annullato a Messias contro lo Spezia per “fischio precipitoso dell’arbitro“, letteralmente un blackout momentaneo che ha spinto l’arbitro a fischiare mentre il pallone stava per terminare la sua traiettoria sotto l’incrocio. Quest’ultimo caso ha fatto scuola. Rebic, non proprio il più calmo fra i giocatori della Serie A, ha represso qualsiasi cosa gli sia passata per la mente in quel momento, andando a consolare l’arbitro che, resosi conto dell’errore, continuava a chiedere scusa ammettendo di aver sbagliato.
Nello spogliatoio i giocatori del Milan non sono andati a cercare giustizia, ma a tirare su di morale il direttore di gara. “Negli spogliatoi – il racconto dell’arbitro Serra – mi è passato accanto Florenzi ed era affranto come me, passa Calabria che era il capitano e tutti gli altri: mi sostengono, mi dicono che tutti sbagliano e di andare avanti. Ibra mi ha detto di essere forte e di reagire, mi ha fatto molto piacere“. Il Milan si è lamentato, ma con toni e comportamenti differenti accettando, in fine, di essere finito dalla parte sbagliata di un errore umano. Al termine della stagione è arrivato lo scudetto, nonostante tutto. Una lezione di stile, per non finire oltre la linea, non del fuorigioco, della decenza.
