A chi piace perdere? A nessuno. Chi pensa che si possano vincere tutte le partite? Nessuno. Bene, ecco Ternana-Reggina: 1-0, “et violà”. Ma può essere un bene. Sì, la sconfitta di ieri a Terni potrebbe portare con sé anche qualcosa di positivo. Che, ovviamente, non significa che ora ogni lezione è stata imparata e da domenica in poi non si perderà più. Significa però tante cose, in questo periodo della stagione, innanzitutto nei confronti di chi, dopo Ferrara, già pensava (e qualcuno lo pensava) a una squadra schiacciasassi che magari avrebbe vinto sempre 3-0 e mettiamoci pure oltre 100 punti a fine stagione, col record assoluto.
Inzaghi, lo dicono le statistiche, è tra gli allenatori più vincenti in Serie B, da intendersi ovviamente come media-punti assoluta nelle gare cadette. Per questo lo studiano molto, anche e più, forse, probabilmente, sicuramente, di un altro tecnico o di un’altra squadra. Lo ha studiato, e bene, senz’altro, Cristiano Lucarelli, non proprio un fesso qualunque, a maggior ragione dopo una prova, quella degli amaranto in casa della Spal, in quel caso sì, sorprendente. Perché è più “normale”, ad inizio stagione, una prova come quella di ieri, anziché una come quella di Ferrara. E dunque Spal sorpresa, Ternana no. Come si dice qui, insomma, “‘na vota si futti a vecchia”. Inzaghi lo sapeva, ovviamente, ma ne ha ancor di più ora la conferma: gli allenatori avversari lo temono, lo studiano, pensano prima a fermare le sue trame di gioco (sanno che va a nozze se ha spazi per affondare in contropiede) e poi ad attaccare. Buono a sapersi, ad averne la consapevolezza, prima ora che dopo.
Secondo la riflessione di cui sopra, quindi, la Reggina si aspetti molte avversarie, soprattutto al Granillo, come la Ternana di ieri. Poche emozioni, molta fisicità, solidità difensiva, cinismo, bravura nel saper portare gli episodi dalla propria parte e buona tenuta atletica, fino alla fine. Questa è stata la Ternana ieri. Si sfati la falsa impressione secondo cui la squadra rossoverde abbia fatto, nel complesso, più della Reggina, anzi forse di occasioni nitide, considerando quelle nel finale, ne hanno avute di più gli amaranto. Vittoria non rubata, per carità, ma la squadra umbra non è stata eccessivamente superiore agli amaranto (come la Reggina a Ferrara, per intenderci). Ma, se la condizione fisica aveva sorpreso un po’ tutti, anche la Spal (non Lucarelli, che a quanto pare in conferenza è stato anche “furbo”), ieri sera si è notata la differenza con una squadra che invece stava bene. Si è notato sulle seconde palle, quasi tutte di Palumbo e compagni; si è notato nell’evidente scollatura dei reparti amaranto, nella ripresa, con una squadra già lunga e un po’ a corto di benzina, anche per la grossa mole di giocatori offensivi e la poca capacità di servirli; si è notato per una Ternana che, salvo rari sprazzi, e nonostante una gara sulla difensiva, ha mantenuto il baricentro alto sui difensori amaranto, quasi sempre in difficoltà nella costruzione dal basso, non favorita comunque dal terreno di gioco. E anche questa è presa consapevolezza, come sopra.
E poi, e poi, la Reggina è ancora un palazzo in costruzione. Esagerato, adesso, parlare di cantiere aperto, con un mese di lavoro e un mercato in entrata concluso da un po’. Però, palazzo in costruzione forse sta bene. Completati gli interni, c’è da sistemare la facciata e rifinire la mansarda. E non ci riferiamo al calciomercato, non principalmente a quello, ma alle fisiologiche gerarchie che un allenatore e una squadra quasi del tutto nuova devono trovare. E non per niente Inzaghi, per evitare troppi stravolgimenti, è partito dalla vecchia guardia (per 7/11), da chi già c’era, da chi ha iniziato la preparazione quasi dall’inizio, da chi aveva fatto bene a Genova e a Ferrara. No, non si è dimenticato di chi è rimasto fuori. Queste partite, soprattutto queste partite, servono anche a questo, a maggior ragione per chi ha fatto meno ritiro (e molte meno amichevoli) degli altri. Perché cambiare, o cambiare troppo, dopo due partite ben giocate? Ma ora, chi scalpita per la titolarità, ha qualche settimana in più sulle gambe, è pienamente recuperato e può stravolgere quelle gerarchie che per forza di cose serviranno al mister per trovare il vestito migliore. Anche questa è consapevolezza. E consapevolezza, forse maggiore, ne arriva anche dal mercato. C’è ancora una settimana, il giusto tempo per quelle riflessioni di cui avevano parlato Taibi e lo stesso Inzaghi in conferenza. Chi serve? Qualcuno in mezzo? Qualcuno sulla destra (alta e bassa)? Qualcuno è bocciato e qualcun altro che è fuori dai piani può essere reintegrato? Valutazioni in corso, in quest’ultima settimana.
In ogni caso, consapevolezza. Quella che serve adesso. Adesso si può cambiare, anche se il campionato è già cominciato. Scelta degli uomini, atteggiamento (anche a gara in corso) e nel frattempo condizione che comincia a migliorare. Nessuna chieda la luna, perlomeno adesso, a una squadra che fino a un mese fa non esisteva. E non esisteva perché ancora prima, poco più di due mesi fa, non esisteva neanche la società. Ora, sconfitte così (non si è perso 8-0, anzi), possono fare bene. Certo, non deve essere un’abitudine, ma si vada avanti senza drammi.
