Filippo Inzaghi, da ieri sera, è il nuovo allenatore della Reggina. In città c’è chi ancora non ci crede e non solo dovrà ricredersi, ma dovrà anche farci l’abitudine, perché l’ex bomber si è legato agli amaranto per tre anni. Già, tre anni. Sono tanti, perlomeno dalle parti dello Stretto. Significa stringere un patto, bello lungo, mettere un nodo al fazzoletto, investire su un progetto di ampia portata. Progetto, proprio quello sbandierato spesso ai quattro venti dai dirigenti sportivi che però poi si sgretola in pochi mesi come neve al sole. La speranza è che a Reggio Calabria non sia così, non questa volta. Anche perché tenersi stretto un allenatore per tre anni vuol dire immettergli una grossissima iniezione di fiducia, difenderlo e proteggerlo a spada tratta da tutto e da tutti, dall’interno e dall’esterno, quando e se le cose dovessero mettersi male o si dovessero attraversare momenti di difficoltà.
Non è, ancora, il momento di arrivare a quello. C’è una presentazione da svolgersi (venerdì), un raduno, il ritiro e la nuova squadra da costruire. Tutto in un mese o anche meno, mentre nel frattempo si comincerà con gli impegni ufficiali. Ma la durata del contratto è comunque, a suo modo, un segnale importante. E, probabilmente, anche uno degli stimoli che ha convinto Inzaghi ad accettare: contratto lungo significa pianificazione su più anni, con la pazienza di attendere. E infatti il primo anno sarà più “soft”, con l’obiettivo di ambire a qualcosa di sempre più importante negli anni successivi. Facile a parole, meno semplice nella pratica. Ma se la Reggina ha puntato su un top per la categoria, anche con un notevole sforzo economico, lo ha fatto perché crede nelle capacità di colui che è stato un grande calciatore, che ha sempre giocato campionati al vertice in Serie B da allenatore e che, per forza di cose, darà anche un impulso indiretto all’immagine del club e della città.
Ma perché, tornando al discorso iniziale, un triennale è fatto strano e non comune, nel calcio e ancor di più nella Reggina? Perché la storia amaranto racconta spesso di “avventure”, di annuali, di biennali finiti male, di piccole parentesi. Pochi, pochissimi, nella ultracentenaria storia amaranto, sono rimasti per tre anni di fila sulla panchina amaranto. L’ultimo Mazzarri, 15 anni fa (2004-2007); prima ancora Franco Colomba, con la prima A, l’anno della retrocessione e l’immediata risalita (1999-2002); e, dulcis in fundo, Tommaso Maestrelli, che detiene il record, quattro anni, dal 1964 al 1968. Insomma, tutti allenatori che da queste parti hanno fatto la storia e che proprio sulla base della continuità hanno raggiunto alcuni tra i più grandi risultati del club.
Non sappiamo se e quanto durerà un’avventura, quella attuale, che difatti deve ancora iniziare. La speranza è che ovviamente possa essere più lunga possibile. E, se dovesse realmente rispecchiare la durata del contratto, Filippo Inzaghi si appresterebbe ad entrare nella storia della Reggina. E chi lo avrebbe mai potuto dire, solo qualche giorno fa…
