Un viaggio della speranza contro la malasanità, contro il tempo, contro l’ingiustizia, contro tutti. E’ quello che ogni giorno si trovano a dover affrontare i cittadini di Reggio Calabria, è quello in cui si è dovuto imbattere una papà di Polistena. “Solo vergogna!”, è lo sfogo espresso sui social: la figlia, una bimba di 10 mesi con interstiziopatia polmonare già nota e funzionalità polmonare al 40%, in cura presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo scorso 3 aprile è risultata positiva al COVID-19. “Sin da subito la bimba manifesta crisi respiratorie – racconta il sign. Manuel Amaro – . Ci siamo subito messi in contatto con i medici di Roma, che conoscendo la gravità dello stato di salute della bambina ci avevano consigliato di portarla in ospedale per il ricovero”.
I genitori decidono di recarsi immediatamente presso lo spoke ospedaliero di Polistena, in attesa della visita pediatrica. Lì, una volta compresa la gravità della situazione ed essendo la bimba positiva, i medici spiegano che era necessario portare la bimba al Gom di Reggio Calabria, ospedale hub per tutta la provincia, dove vi è il reparto di competenza e dove già la piccola era stata ricoverata in passato (quella volta era stata trasferita in elisoccorso verso l’ospedale Bambino Gesù di Roma). “A quel punto – prosegue il papà nella sua testimonianza – mi trovo costretto a contattare il 113, in quanto i tempi per il trasferimento risultavano abbastanza lungi, ed il tempo in queste situazioni gioca un ruolo fondamentale!”.
“Il commissariato di Polizia di Polistena mette a disposizione una volante, che ci fa da staffetta fino all’ospedale di Reggio Calabria – continua Manuel Amaro – . Giunti lì, fatto il tampone e visitata la bambina, la dottoressa ci comunica che non avevano posti per il ricovero, così chiedo di programmare un trasferimento d’urgenza presso l’ospedale romano, in cui mia figlia è in cura per le sue problematiche di salute note. La dottoressa mi risponde dicendo che loro non fanno da taxi e che avremmo dovuto aspettare l’esito del tampone; ma che in ogni caso non poteva trasferirla perché la bambina per lei non era in pericolo di vita”.
“Quindi mi chiedo, affinché mia figlia venisse trasferita, dovevano essere compromesse le funzionalità vitali?”, si domanda il padre molto arrabbiato per la situazione: “dopo tutto quello che abbiamo già affrontato in passato non potevo pensare che mia figlia sarebbe dovuta esser in pericolo di vita prima di poterle garantire delle cure idonee al suo stato di saluto e, per tale motivo, mi sono incamminato verso Roma in macchina positivi sia io che mia moglie, e con mia figlia che stava male. Tutto ciò scortati dalla Polizia di Stato fino all’ospedale Bambino Gesù. Questo è ciò che la nostra sanità calabrese ad oggi ci garantisce! Ringrazio il commissariato di polizia, la Questura di Reggio Calabria e tutte le volanti per quanto fatto per noi e il pronto soccorso di Polistena che mi ha fornito i presidi essenziali per poter permettere gli spostamenti di mia figlia”. Ora la piccola si trova ricoverata presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, non è in pericolo di vita, ma questa ennesima testimonianza mette di fronte una realtà contro la quale i calabresi devono convivere ogni giorno, nonostante le splendide promesse della politica. E’ ovvio che il sistema sanitario non si cambia da un giorno all’altro, ma di miglioramenti non se ne vedono e purtroppo le tragedie sono sempre dietro l’angolo.
