Un pomeriggio all’Università La Sapienza di Roma per affrontare un tema che è stato oggetto di dibattito politico e spesso derivante da posizioni preconcette ed ideologiche non sempre basate su tesi scientifiche. Si è parlato del Ponte sullo Stretto, l’opera infrastrutturale tra Messina e Reggio Calabria che sarebbe dovuta sorgere sui 3 km più discussi d’Italia. L’evento è stato organizzato dal Prof. Alberto Prestininzi, che nel corso della sua carriera ha affrontato studi approfonditi sul Ponte ed in passato ha fatto parte del Comitato tecnico scientifico che ha realizzato il progetto definitivo. La mancata realizzazione provoca la sua rabbia: “mentre in Svezia si costruiscono ponti, in Norvegia fanno altrettanto, e anche Cina realizzano un ferrovia di oltre 11mila chilometri per collegarsi alla Germania, noi continuiamo a pensare che il Ponte non serva ed abbiamo by-passato il Corridoio 1 Berlino-Palermo. Il Ponte sullo Stretto unire l’Africa all’Europa raccogliendo tutto il traffico che dal Canale di Suez arriva nel Mediterraneo”.
Nel corso dell’incontro ha preso parola anche il Prof. Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Sapienza. “Lo Stretto di Messina ha costituito una sfida su cui fin dall’antichità si sono cimentati personaggi illustrati – ha affermato – . Già Plinio il Vecchio, Carlo Magno, Ferdinando di Borbone immaginarono un collegamento stabile tra la sponda calabrese e quella sicula. Da sempre i ponti hanno costruito uno strumento di avvicinamento tra popoli e culture, di benessere economico, di scoperte e di condivisioni, di passi in avanti della scienza”. Gaudio ricorda a tal proposito la costruzione del terzo ponte sul Bosforo, il ponte dei Dardanelli, quelli realizzati in Svezia, il ponte di Akashi in Giappone e tanti altri in Cina. “Il Ponte costituisce un’infrastruttura di rilevanza strategica per il nostro Paese, atteso da decenni da tutta l’Italia – ha sottolineato – . E’ necessaria anche per l’alta Velocità da Messina a Palermo, oltre che per la Salerno-Reggio Calabria. Un’opera così complessa potrebbe essere volano di sviluppo e occupazione nell’area del Sud Italia”.
Gabriele Scarascia Mugnozza, Dottore di Ricerca in Scienze della Terra, e Francesca Bozzano, prorettrice e ai Rapporti con enti di ricerca hanno ricordato l’importanza che all’Università La Sapienza è stata sempre data al Ponte sullo Stretto: “l’attraversamento stabile è un concetto complesso perché oltre ad essere un’opera di straordinaria rilevanza si va ad inserire in un contesto geologico difficile. Le competenze geologiche sono state necessarie per il progetto dell’opera, adesso è la fase delle scelte, intendo politiche. Noi scienziati de La Sapienza abbiamo dato il nostro contributo, il Prof. Prestininzi è stato il nostro motore instancabile”.
L’Avvocato Gaetano Giuffè, primo relatore del pomeriggio romano, ha chiarito qual è lo stato giuridico del Ponte. Dal Governo Monti in poi, infatti, l’opera è stata messa da parte, i cantieri fermati e da quel momento sono nate solamente questioni e incertezze da parte della politica italiana. “Il Ponte non parte da zero, il progetto preliminare che è stato approvato nell’agosto del 2003 ha l’accertamento ambientale e ha ottenuto le concessioni edilizie – ricorda Giuffrè – . Quindi l’assetto urbanistico era stata tracciato. Il progetto definitivo, costato 100 milioni di euro allo Stato Italiano, è stato approvato dalla società Stretto di Messina, ma non dal Cipe. Questo progetto adesso non ha valenza ai fini pubblicistici, non è proprio un modello di ben ordinata Repubblica. La scelta di non far partire la realizzazione di quel progetto deve essere motivata, ad oggi questo non è stato fatto, direi quindi che si parte abbastanza male. Si tratta di un problema di volontà politica e la soluzione di ricominciare da zero, sostenuta dal Governo Draghi, significa che la realizzazione dell’opera è rimandata ad un tempo indefinito. I 50 milioni di euro spesi dal Ministero delle Infrastrutture servono per nuovi studi e non realizzare un nuovo progetto, si dovrebbe prima eliminare quello esistente. Si capisce quindi che per il Ponte sullo Stretto non si facendo nulla. Mi auguro si faccia piazza pulita dei problemi politici sull’infrastruttura”.
Fabrizio Averardi Ripari ha parlato successivamente della storia degli studi che sono stati fatti per arrivare alla soluzione del ponte a campata unica, mentre tutti gli studiosi intervenuti in seguito hanno criticato il fatto che in Italia, i tre chilometri dello Stretto di Messina, studiati e progettati per oltre 40 anni, non “vedono” ancora la partenza dei lavori. Quello che è stato messo in stand-by è stato realizzato da grandissimi esperti, come ha spiegato dal Prof. Alberto Prestininzi, che per decenni hanno studiato le caratteristiche geologiche e morfologiche del territorio, disegnano così l’opera più adatta. Pensare oggi di cancellare con un colpo di pezza tutti quegli studi e dedicarsi, chissà, ad un nuovo progetto di Ponte sullo Stretto significa soltanto non avere lungimiranza e perdere tempo per evitare di decidere e quindi iniziare a mettere in piedi un’opera fondamentale per il futuro del popolo siciliano, calabrese e dei rapporti commerciali in Italia.
