Rivolta di Reggio e la Repubblica di Sbarre: “il ricordo di Antonino Bonforte, uno dei ‘guerriglieri’ dell’ultimo avamposto”

Il quartiere di Sbarre fu, insieme a quello di Santa Caterina, una delle aree protagonista dei Moti di Reggio del 1970. A Sbarre venne proclamata la Repubblica, proprio per il forte dissenso nei confronti del governo centrale a seguito delle decisioni di istituire altrove il capoluogo regionale

Antonino Bonforte, uno dei “guerriglieri” dell’ultimo avamposto della Rivolta di Reggio, che all’alba del 23 febbraio del 1971 venne occupato da una colonna di oltre tremila uomini e diversi mezzi blindati muniti di una mitragliatrice Browning. E’ quanto emerge dai dati nella seconda giornata di studi avente come tema “Sulle strade della Rivolta: la Repubblica di Sbarre”. Fu quella una decisione del governo, che, per la prima volta nell’Italia repubblicana, decise di ricorrere ai carri armati: “gli ultimi resistenti, immobilizzati, saranno costretti alla resa. Nel corso della conversazione, lungo l’area di Sbarre Centrali, sono stati ricordati vari episodi di quel contesto storico, come le vittime innocenti, circostanze ed accadimenti che si svolsero nel quartiere, la presenza degli anarchici, le barricate, gli scontri”.

Sbarre è la VI circoscrizione del comune di Reggio Calabria, area ubicata nella zona Sud della Città dello Stretto, e posizionata tra la fiumara del Calopinace e quella della fiumara del Sant’Agata. Tra le prime notizie storiche certe a riguardo Sbarre sono collegate alla chiesa di Santa Maria, conosciuta anche come la “Chiesa della Graziella”, uno tra gli edifici ecclesiastici più antichi di Reggio Calabria, del quale si hanno notizie a far data dal 1641. Altre notizie legate al territorio riguardano gli accadimenti della rivolta del 1721 contro il malgoverno spagnolo, in quel contesto storico vi sono riferimenti agli abitanti ricordati come “villani delle Sbarre e di San Sperato”. Altre notizie vengono riportate nella “Storia di Reggio” di Domenico Spanò Bolani e nel 1802, si registra uno scontro armato tra gli abitanti di Sbarre ed i pirati nell’area dove era ubicata la chiesetta dell’Itria.

Il territorio è fortemente legato alla rivolta di Reggio del 1970: “rappresenta la rivolta urbana d’Europa occidentale del Novecento, con migliaia di feriti, arresti, diverse vittime sia tra i civili che tra le forze dell’ordine. Il quartiere di Sbarre fu, insieme a quello di Santa Caterina, una delle aree protagonista dei Moti di Reggio del 1970. A Sbarre venne proclamata la Repubblica, proprio per il forte dissenso nei confronti del governo centrale a seguito delle decisioni di istituire altrove il capoluogo regionale”. Il nuovo confronto, organizzato dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sui “Fatti di Reggio”, riveste aspetti originali, in quanto non si è svolto nella classica location, ma in quella della Repubblica di Sbarre Centrali. “Il filo conduttore che caratterizza il tema “Sulle strade della Rivolta” – prosegue la nota – è quello della memoria visiva dei luoghi dove si verificarono quegli accadimenti, quindi il ricordo vivo di quei fatti, personaggi. Storie di uomini, di classi sociali, di idee diverse, tutte coinvolte nelle vie cittadine che furono il proscenio di durissimi scontri tra civili e lo Stato. Sono stati ricordati i vari accadimenti, fatti e personaggi, lungo il percorso di un confronto tra le vie cittadine di Sbarre Centrali che furono teatro della ribellione urbana più lunga che la storia della nostra repubblica ricordi. A fare da guida è stato Antonino Bonforte, uno dei “guerriglieri” dell’ultimo avamposto della Rivolta, che all’alba del 23 febbraio del 1971 venne occupato da una colonna di oltre tremila uomini e diversi mezzi blindati muniti di una mitragliatrice Browning”.

Un volantino dattiloscritto recante la data del 16 ottobre 1970 evidenzia che “alle […] ore 7.30 la situazione si aggrava per i seguenti fatti: la Repubblica è invasa dalle […] seguenti forze dell’ordine (segue l’elenco dettagliato di uomini, mezzi ed armamenti). Sono state sparate oltre 200 bombe lacrimogene; le testuggini avanzano con le bombe a mano pronte per l’uso; tutto questo schieramento di forze era opposto ad un glorioso commando della Repubblica per Reggio capoluogo composto da 11 ragazzi e 4 donne! (La celere spara 6 colpi di pistola…!!!) […] All’alba del 23 febbraio del 1971 una colonna di oltre tremila uomini si dirige verso la zona di Sbarre Centrali, su ogni mezzo blindato c’è una mitragliatrice Browning. L’ordine è quello di occupare militarmente i quartieri dei rivoltosi, fra ruspe che rimuovono le ultime barricate e gipponi che pattugliano le vie. Una decisione del governo, che, per la prima volta nell’Italia repubblicana, ricorre ai carri armati: gli ultimi resistenti, immobilizzati, saranno costretti alla resa”. E’ questa dunque un’altra pagina relativa ai “Fatti del ‘70”, che è stata oggetto di analisi da parte del Circolo Culturale “L’Agorà” che ha organizzato un altro incontro su tali vicende storiche che sono da considerarsi come tra il periodo più controverso del Novecento della Penisola italiana.

foto rivolta reggio calopinace