Reggio, addio al prof. Totò Rodà: scrisse il vocabolario Greco-Calabro-Italiano

Originario di Gallicianò, in provincia di Reggio Calabria, è stato guida per molti giovani

Altra grave perdita per la comunità dei greci di Calabria. Dopo la grandissima dipartita di Mimmo Nucera, oggi è grande il sentimento di tristezza per la morte del professore Antonio Rodà, definito da tutti “Totò”. “Anche lui ci lascia in eredità dei testi e delle ricerche che ha approfondito e trasmesso ai giovani per tutta la sua vita. Questa sera tutti noi siamo più soli. Anghelu na echi Kalo’ viaggio Mastora”, scrive sui social il consigliere comunale di Reggio Calabria Lucia Anita Nucera, che ne ha dato la notizia tramite i social.

Nel corso della sua carriera scrisse il vocabolario per tradurre il greco in calabrese e in italiano. Così si legge nella descrizione del suo libro: “un vocabolario, inteso come complesso di vocaboli e locuzioni di una lingua, richiede, per la sua compilazione, un lungo lavoro di ricerca. Antonio Rodà,  nativo di Gallicianò, paese definito “l’Acropoli della Magna Grecia in Calabria”, in questo suo lavoro – Vocabolario Greco – Calabro – Italiano, Italiano – Greco – Calabro – raccoglie le parole ad una ad una, le depone sulla pagina con lo stesso amore con cui un contadino (thèma) delle sue contrade deponeva nel paniere (cànnistro) ghiande (to velàni), more (to murèddi), ciliegie (ceràsia), funghi (mulitària), castagne (càstana), traendole dal silenzio così come quello traeva i frutti (to frùtto) dalla terra, facendole rivivere in un sommesso mormorio che, si spera, tornerà all’infinito lungo le vallate dell’Amendolea a scorrere accanto all’acqua della fiumara. L’autore, come emerge dalle note introduttive, attinge alla propria memoria – è dagli anni 70 che nei paesi grecanici non si parla più greco –, ritorna alla sua fanciullezza, “rivede” le persone che davano tonalità a quei suoni antichi, “risente” i dialoghi con i tanti greci di Calabria, “avverte” di essere, nella sua maturità, portatore di un patrimonio culturale, “si appoggia” alle opere di Anastasis Karanastasis e, soprattutto, alle ricerche di Gerhard Rohlfs, ordinario di filologia romanza nelle Università tedesche di Tubinga e di Monaco di Baviera, che dedicò il suo tempo alla studio della lingua greca nell’Italia Meridionale tra il 1921 e il 1978, ricerche raccolte nel “Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria” e “Scavi linguistici nella Magna Grecia”. Nasce così quest’opera, che riassume ed esprime l’impegno sociale del Rodà a contribuire alla sopravvivenza di una lingua, il grecanico, che è in sé cultura, tradizione, religione, storia di un territorio permeato di lingua e tradizione greca (Calabria Ulteriore), accanto a una Calabria bruzia o latina (Calabria Citeriore). Dalla lettura emergono, infatti, tradizioni popolari, richiami a leggende e miti, riferimenti letterari e linguistici di un mondo ormai scomparso e che, grazie a questa riproposizione, superano il tempo sfuggendo all’oblio, arricchendo la cosiddetta cultura nazionale, che nega e quasi sconosce la grecità di Calabria”.