“Tutti lo vogliono e nessuno lo piglia”. Il detto recita più o meno così? C’è anche la sua versione modificata: “tutti lo guardano ma nessuno parla”. A Reggio Calabria tutto tace sul Mediterranean Life. La grande opera progettata per rivoluzionare l’area Sud della città, con un porto turistico, grandi palazzi moderni, attività commerciali, sportive e culturali, è ferma lì. Lo scorso novembre il tempo si è bloccato, “freezato”. E lo “stop freeze”, per restare al Grande Fratello, quando avverrà? Non si sa. Chi di dovere, infatti, non muove un dito. A fine anno scorso, in Consiglio Comunale, era stato approvato l’emendamento che avrebbe dato mandato all’Amministrazione di approvare la delibera. A distanza di 5 mesi, però, quella delibera non è mai stata pubblicata, nonostante le diverse e frequenti sollecitazioni dell’ideatore, l’Architetto reggino Giuseppe Falduto: “nessuno ha ritenuto opportuno convocare un incontro, cosa dobbiamo pensare?”, scriveva qualche mese fa sui social. “Le prese in giro non ci piacciono, se volete ostacolare questa iniziativa fatelo alla luce del sole, correggete la delibera e dite NO”, aveva chiosato arrabbiatissimo.
Da quello sfogo di fine gennaio a oggi, e cioè nel giro di 90 giorni, cosa è cambiato? Nulla. “Sto cominciando a perdere le speranze“, confessa amaro Falduto ai nostri microfoni. L’Amministrazione, guarda caso, è assente. Forse è impegnata a diramare comunicati contro la Regione per l’Ato unica regionale e per dire no al Termovalorizzatore. O forse è impegnata ad asfaltare piccoli tratti di strada annunciandoli come se fosse la ristrutturazione di un palazzo storico. Eppure basterebbe un po’ di chiarezza: “si vuole andare avanti oppure no?”. Se non si vuole la delibera, si dica no apertamente e chiaramente, altrimenti si ascoltino i solleciti di chi ha intenzione di realizzare qualcosa di importante e non ci si fermi ad approvare emendamenti senza aver contezza della situazione, semplicemente perché “l’opera è bella, si deve fare”. E poi? La politica del dire piace a tutti, ma poi c’è quella del fare, dell’agire. Altrimenti stiamo solo giocando. Sì, ma a che gioco?
