“Trema la notte”, ecco il libro di Nadia Terranova. Il racconto del terremoto del 1908 e quel messaggio per Messina e Reggio Calabria: arriva sempre il tempo per rinascere

Il romanzo della scrittrice messinese è un racconto di rinascita, ma non di ricostruzione: tra le macerie della "sua" Messina non c’è spazio per aggiustare ciò che prima esisteva, c’è solo l’occasione di ergere nuove mura e di inventare nuove vite

Un omaggio straziato alla propria città per ricordare il terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria. E’ stato pubblicato da qualche giorno il libro “Trema la notte”, della scrittrice Nadia Terranova, che è la storia di due vite e di due città separate dallo Stretto, ma unite dalla tragedia devastante e dalle promesse disattese, l’esempio delle baracche tra tutte queste. È un racconto di rinascita, ma non di ricostruzione, perché tra le macerie della “sua” Messina non c’è spazio per aggiustare ciò che prima esisteva, c’è solo l’occasione di ergere nuove mura e di inventare nuove vite. Dopo le passerelle politiche per il grave evento, infatti, di concreto si fece ben poco, per questo nacque un senso di sfiducia verso le istituzioni ancora oggi percepibile tra messinesi e reggini.

“Il 27 dicembre del 1908, a Reggio Calabria, Nicola entra nel suo catafalco per prepararsi per la notte, dopo aver mangiato sotto l’occhio vigile della madre fino all’ultimo boccone del torrone di Bagnara che gli si appiccica ai denti. La stessa notte, a Messina, dall’altra parte dello Stretto, Barbara si decide a mettersi a letto – dopo aver visto, persa nei pensieri sul suo avvenire, l’Aida a teatro – ma, poco prima di chiudere gli occhi e immergersi nei sogni, la terra trema e il mondo cambia per sempre. Messina e Reggio Calabria non si arrendono, così come Nicola e Barbara non perdono la speranza: nonostante la distruzione, la sofferenza e lo sconforto, resistono e combattono per una vita migliore, per lasciarsi alle spalle le macerie e i diavoli del loro passato.”, è quanto viene raccontato nel corso di un’intervista rilasciata nel corso del programma Fahrenheit, in onda su Rai Radio 3.

“Sin da quando sono piccola sento parlare del terremoto – afferma Nadia Terranova – . ‘Il terremoto, il terremoto’, che viene sempre evocato ma mai raccontato perché avendo sterminato gran parte della popolazione si fa fatica a costruire una memoria storica, molti emigrarono altrove dopo quell’evento. Io ho avuto quest’immagine di una ragazza che attraversava le macerie e per questo ho iniziato a studiare, non è scontato per chi vive nello Stretto. Ci sono tanti volumi che parlano dell’evento e contengono documenti utili, poi è stato divertente e per nulla tecnico perché raccontando la storia di due personaggi inventati, poi ho approfondito le tradizioni gastronomiche, il costume delle due città dello Stretto”. Il romanzo di Terranova incide una ferita e descrive una realtà cruda e senza scrupoli, ma lancia un messaggio bellissimo al lettore: in fin dei conti, arriva sempre il tempo per rinascere e ricostruire.