I venti di guerra che soffiano al confine fra Russia e Ucraina rischiano di sgonfiare anche il mondo del pallone. Secondo quanto riporta “La Gazzetta dello Sport”, infatti, in caso di guerra sarebbe a rischio la finale di Champions League prevista il prossimo 28 maggio a San Pietroburgo. È vero che ancora mancano diversi mesi e che il conflitto, nella nefasta eventualità dovesse iniziare, si combatterebbe sul suolo ucraino, ma l’UEFA non permetterebbe di giocare la finale del suo evento principale in uno stato che ne ha invaso un altro, dando inizio a una guerra (o nel bel mezzo della stessa). Potrebbe essere il terzo cambio in tre anni: nel 2020 la finale è stata spostata da Istanbul a Lisbona, l’anno scorso dalla stessa San Pietroburgo a Oporto, entrambe le volte per Covid.
Boris Johnson, premier britannico, ha dichiarato: “la Russia è una nazione che invade Stati sovrani. Non ci sono chance che una Russia isolata possa ospitare una manifestazione calcistica“. I tabloid inglesi hanno subito lanciato la candidatura di Wembley, ma da San Pietroburgo hanno replicato che “i preparativi vanno avanti secondo i piani e si prevede l’arrivo di oltre 50.000 tifosi stranieri“.
