Ponte sullo Stretto, Siviero combatte la disinformazione: le 10 ragioni tecniche per cui il progetto a tre campate è irrealizzabile

L'Ingegnere Enzo Siviero è uno degli esperti che sostiene l'importanza della realizzazione dell'infrastruttura tra Messina e Reggio Calabria: dopo la lettera inviata al Premier Mario Draghi, ha stilato un elenco di punti per spiegare i motivi per il quale l'ipotesi di un ponte a tre campate non potrebbe sostituire il progetto a campata unica

Un elenco di 10 motivi per cui l’ipotesi del ponte a tre campate sullo Stretto di Messina non può avere futuro. E’ quanto ha messo in piedi l’Ingegnere Enzo Siviero, che ormai da diverse settimane si sta battendo per eliminare tutte le fake news che circolano intorno all’importante opera di collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. Il Rettore dell’Università E-Campus di Padova ha più volte criticato il Ministro Enrico Giovannini per aver affermato che “attualmente non esiste alcun progetto per realizzare il Ponte sullo Stretto”. In realtà esiste eccome, è stato approvato nel 2012 sotto tutti i punti di vista, tanto che oggi su quello schema vengono costruite in tutto il mondo opere di questo tipo, l’ultimo il Ponte dei Dardanelli (2023 m). Il Governo italiano, però, ha deciso di non riprendere quel progetto, che andrebbe soltanto aggiornato e adattato alle più moderne tecnologie, e il capo del Ministero delle Infrastrutture ha deciso di avanzare nuovi studi di fattibilità.

“L’intenzione del Governo è quella di perdere tempo”, ha più volte affermato Siviero. Questi nuovi studi di fattibilità, i cui risultati sono previsti intorno alla primavera del 2022, potranno soltanto confermare quanto il Comitato tecnico scientifico dell’epoca era riuscito ad affermare dopo approfondimenti durati oltre 40 anni. “Quando si dice che il Ponte a tre campate costa meno rispetto quello a campata unica, si sta dichiarando il falso, o comunque si sta affermando qualcosa che è tutta da verificare, perché il progetto a tre campate non esiste”, ha spesso spiegato l’Ingegnere. E, probabilmente, questa ipotesi non esisterà mai. Ecco di seguito i 1o motivi tecnici stilati dal Professore Enzo Siviero:

  1. È stato bocciato già nel 1990 e anco oggi non vi sono elementi significativi dal punto di vista della sicurezza Geologico Geotecnico Sismico Strutturale e realizzativa per riproporlo nello Stretto di Messina;
  2.  Crea problemi ambientali di portata devastante per la realizzazione delle fondazioni su quei fondali;
  3. Genera un impatto territoriale per la necessità di demolire decine di edifici e innestarsi in un tessuto urbano densamente abitato;
  4. Interferisce pesantemente con la navigazione lungo lo stretto che prevede due distinti corridoi longitudinali entro i quali si innesterebbero i piloni;
  5. Necessità di studi e ricerche molto approfonditi con un impegno economico rilevantissimo e dall’esito molto incerto;
  6. Quand’anche si potesse accertarne la validità (e i dubbi in tal senso sono molto diffusi tra gli esperti del settore) i relativi costi di costruzione salirebbero alle stelle;
  7. La fattibilità è compromessa dalle correnti di 3-5 nodi, dalle profondità da raggiungere per realizzare le basi fondali più o meno 100 m;
  8. Il progetto non esiste e di tratta di realizzarlo ex novo con tempi misurabili in anni;
  9. Le interferenze con un sistema molto urbanizzato pongono limitazioni economiche temporali e di impatto molto rilevanti;
  10. Il costo dell’insularità è stimato dalla Regione Siciliana in circa 6 miliardi di euro. Ciò significa che per ogni anno perso si potrebbe realizzare il Ponte.