Stati Generali della Logistica del Mezzogiorno, il Ponte sullo Stretto è una priorità: “la realizzazione non sia subordinata agli investimenti per l’Alta Velocità fino a Reggio Calabria”

Il Ponte sullo Stretto di Messina assicurerebbe la completa continuità territoriale, rendendo più semplice lo spostamento di persone e merci, rendendo il Sud più competitivo economicamente

Non esiste Alta Velocità fino in Sicilia senza il Ponte sullo Stretto. E’ questo il presupposto su cui si basano gli Stati generali della logistica del Mezzogiorno che si terranno oggi a Napoli, al complesso museale di San Lorenzo Maggiore. “Nodi, reti e industrie al servizio dell’Italia e dell’Europa”: è il filo conduttore dell’incontro promosso dalla Confederazione generale dei trasporti-Confetra. Un appuntamento che riguarda anche l’area dello Stretto di Messina, e durante il quale si accenderanno i riflettori sulla portualità meridionale tra Africa e Far East, sulla transizione digitale e sulla nuova strategia “Green New Deal”. I porti del Mezzogiorno possono avere infatti un ruolo fondamentale nello sviluppo della capacità attrattiva dei traffici che hanno dimostrato di voler continuare ad insistere nel contesto Euro-Mediterraneo nonostante la crisi determinata dalla pandemia. Durante l’apertura dei Lavori e la prima sessione si discuterà su quali infrastrutture investire, come e quando farlo sono scelte che non possono essere fatte a prescindere dal contesto economico e dalle sue prospettive di crescita.

L’analisi di quei mercati, la cui piattaforma logistica naturale è il sistema portuale della sponda sud del Mediterraneo, è il piano sul quale fondare le scelte infrastrutturali per il Sud. Sono infatti i Paesi dell’Africa sub-sahariana ad essere destinati a diventare dei player fondamentali nel contesto Euro-Mediterraneo. La crescita della loro capacità manifatturiera lascia immaginare che, nel medio periodo, possano guardare al Mediterraneo e alla sua sponda europea quale mercato di riferimento per il loro surplus industriale. Per spingerli a diventare nostri partner stabili e considerare quindi il Mezzogiorno un gate d’ingresso al mercato UE, bisogna costruire un’offerta logistica che provi ad anticipare le loro esigenze.

Allo stato attuale, però, aggiungere il Sud e spostarsi dal Sud, sia per persone che per merci, è estremamente complicato, poco competitivo economicamente e spesso addirittura impossibile. L’Alta Velocità non può non tenere conto dell’esigenza di assicurare la completa continuità territoriale, data esclusivamente dal Ponte sullo Stretto tra Messina e Reggio Calabria. “Tuttavia gli investimenti in AV/AC a sud di Salerno, sull’intera dorsale adriatica ed in Sicilia non possono essere subordinati alla realizzazione del ponte stesso che deve essere il raccordo finale di un investimento che non può attendere oltre. Aeroporti moderni e collegamenti rapidi ed efficienti con i territori di riferimento. Il trasporto aereo di merci da/verso il Mezzogiorno, oggi si svolge esclusivamente attraverso gli aeroporti di Roma e Milano, cosa che si traduce ancora una volta in maggiori costi legati al trasferimento interno e in un maggiore impatto ambientale posto che tali trasferimenti si svolgono su gomma in assenza di altra opzione”, scrivono gli esperti nella loro relazione.

Per quanto riguarda infine la viabilità: lo stato delle infrastrutture esistenti è frequentemente inadeguato, la manutenzione carente, eppure la rete stradale del Sud, meno congestionata, potrebbe essere l’ideale laboratorio per testare il nuovo approccio all’utilizzo delle nuove infrastrutture autostradali (c.d. “smart road”). In questo scenario le ZES istituite possono diventare un’opportunità alla quale affidare questa prospettiva. Lo snellimento delle procedure autorizzative previste all’interno delle ZES, tempi celeri e soprattutto certi nell’ottenimento delle autorizzazioni sono alcune delle condizioni basilari sulle quali costruire un percorso di “appetibilità” economica delle realtà portuali del Mezzogiorno. Ma le sole ZES potrebbero non essere sufficienti senza essere integrate con Zone Franche portuali. L’esenzione di IVA e dazi per le merci extra UE possono infatti rappresentare un valido strumento di supporto per rendere le ZES ancora più attrattive. L’evidente carenza infrastrutturale del Sud è uno dei maggiori freni a qualsiasi politica di sviluppo. Occorre quindi ripensare integralmente alle infrastrutture in una logica di vera e propria politica industriale, solo così il Sud potrà recuperare il gap con il Nord e risollevare l’economia dell’intero Paese.