Ponte sullo Stretto, un dibattito ideologico che penalizza Calabria e Sicilia. Rospi: “dopo quarant’anni ancora perdite di tempo”

“Non basta dire che le priorità sono altre, perché le ragioni che impongono la realizzazione dell’opera sono reali, solide e motivate”: lo scrive sui social il deputato Gianluca Rospi

“Le stesse domande portano sempre alle stesse risposte. Il Ponte sullo Stretto va fatto? La risposta è sì, ma le problematiche della Calabria e della Sicilia non possono continuare ad essere schiacciate dalla battaglia ideologica tra “sì” e “no””. Lo ha affermato Gianluca Rospi, esponente di Popolo Protagonista, dottore di ricerca in Architettura, Costruzioni Strutture e Presidente Ordine Ingegneri Provincia di Matera. Il deputato ha ricordato che l’opera è richiesta ancora dall’Europa perché il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia permettere il completamente del cosiddetto “corridoio 1”. “Parlare di Ponte sullo Stretto significa innanzitutto parlare del completamento di una delle più importanti reti TEN-T europee: il corridoio scandinavo-mediterraneo, da Helsinki alla La Valletta, unico che taglia l’Europa da Nord a Sud. Il Ponte di Messina è parte di un piano strategico che considera lo sviluppo complessivo del Mezzogiorno: penso, ad esempio, al portare l’Alta velocità fino a Palermo e allo sviluppo sinergico dei porti di Gioia Tauro e di Taranto – scrive sui social – . Eppure dopo quaranta anni di progetti, la discussione è ancora ferma alla tifoseria. Il Ponte sullo Stretto non è così nient’altro che l’emblema delle dinamiche distorte che da decenni paralizzano il nostro Paese. E no, non basta dire che le priorità sono altre: perché le ragioni che impongono la realizzazione dell’opera sono reali, solide e motivate; se non cambiamo le domande, difficilmente avremo diverse risposte”.