Gli scillesi fin dal Medio Evo intrattenevano rapporti commerciali con Venezia, trasportando olii e tessuti artigianali e acquistando dipinti, marmi e oggetti preziosi dai migliori artisti veneziani, commissionati dai prelati per le decorazioni delle chiese calabresi. I marinai di Scilla erano molto religiosi e quando nel 1489, si decise a Venezia di erigere una chiesa nella zona chiamata sestiere di San Polo, in onore a San Rocco, furono felici di poter partecipare all’evento. Da allora ogni volta che si trovavano nella stupenda città lagunare frequentavano questo luogo di culto con molta ammirazione e devozione. In effetti i lavori di costruzione della nuova chiesa a Venezia, vennero finiti in tempi rapidi e l’edificio venne inaugurato nel 1494 mentre la cupola venne terminata nel 1507. Qualche anno prima, nel 1478, era nata a Venezia “La Scuola Grande di San Rocco” come sede di una confraternita di laici, dediti ad opere benefiche e grazie al considerevole aumento dei confratelli, fu qui recata nel 1485 l’insigne reliquia del corpo di San Rocco che dedicò la sua vita all’assistenza degli ammalati e si distinse soprattutto durante la terribile peste nera che colpì l’intera Europa alla metà del XIV Secolo. Il Santo veniva raffigurato in veste di pellegrino, in atto di mostrare il bubbone pestilenziale da cui era stato colpito, durante il suo pietoso ufficio a Piacenza e da cui era stato miracolosamente guarito. Infatti San Rocco era stato curato da un angelo in un bosco, in cui si era ritirato in compagnia del suo fedele cane che quotidianamente gli recava il cibo necessario. La presenza della reliquia a Venezia, fu successivamente la spinta spirituale che gli scillesi colsero per elevare San Rocco a patrono principale della loro città. Infatti quando Monsignor Annibale D’Afflitto, arcivescovo di Reggio Calabria, arrivò a Scilla per la sua prima visita pastorale nel 1594, visitò tra le tante chiese anche quella di San Rocco che era anche sede di una confraternita dedicata al Santo pellegrino, seguendo l’esempio veneziano.

Enrico Pescatore
