Caso Gregoretti, Senato al voto per il processo a Salvini: Forza Italia e Fratelli d’Italia presenteranno un odg per negare l’autorizzazione a procedere

Forza Italia e Fratelli d'Italia sperano di per poter ribaltare la decisione presa dalla Giunta delle Immunità di palazzo Madama, che il 20 gennaio scorso aveva dato il via libera al processo nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini

Domani il Senato si riunirà per votare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. A chiederlo Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il documento chiederà che si neghi il processo per il leader della Lega.  Forza Italia e Fratelli d’Italia sperano di per poter ribaltare la decisione presa dalla Giunta delle Immunità di palazzo Madama, che il 20 gennaio scorso aveva dato il via libera al processo nei confronti del leader della Lega. I due partiti richiamano il caso della nave Diciotti, che si concluse con il no all’autorizzazione a procedere dell’allora ex ministro. “Il Senato -affermano i presentatori del documento- non potrebbe mai prescindere dalla valutazione oggettiva del precedente della Diciotti e dal decisum adottato in tale circostanza: una soluzione diversa potrebbe infatti essere prospettata solo qualora le divergenze tra i due casi fossero ritenute tali da giustificare, attenendosi ad un principio di ragionevolezza, un’eventuale decisione difforme rispetto a quella adottata per il caso Diciotti“. Il documento chiama in causa anche il premier Conte,che “ha esplicitato la linea del governo in materia di sbarchi in diverse sedi istituzionali, e in particolare nella seduta dell’Assemblea del Senato del 12 settembre 2018, con riferimento al caso Diciotti, in quanto prima fattispecie concreta che poneva determinate problematiche”. Soprattutto, si legge ancora nel documento- “l’immediatezza della presa in carico della vicenda da parte della presidenza del Consiglio rende del tutto inverosimile l’ipotesi di un’azione individuale del ministro Salvini, che operò invece in un contesto caratterizzato dalla compartecipazione operosa dell’esecutivo alla vicenda”. Tale circostanza emerge per la “mancanza di qualsivoglia esternazione in quei giorni da parte del presidente del Consiglio, atta a criticare le scelte del ministro Salvini e a prenderne conseguentemente le distanze separando la posizione del governo dalla posizione di Salvini“. L’ordine  del giorno si sofferma anche sulla necessità per il Senato di valutare non l’“effettiva sussistenza di un preminente interesse pubblico“, ma il “perseguimento dello stesso. Nel caso di specie, il perseguimento di un preminente interesse pubblico consisteva nel tentativo di dare una regolamentazione più rigorosa e corretta alla gestione dei flussi migratori, al duplice scopo di disincentivare il traffico degli immigrati e i conseguenti naufragi, oltre che delimitare il numero di accessi irregolari clandestini sul territorio nazionale, con tutti i riflessi sulla sicurezza pubblica, anche sotto il profilo della minaccia terroristica. Anche qualora il ministro Salvini avesse erroneamente sopravvalutato un pericolo terroristico, ciò non comporta il venir meno del perseguimento di un interesse pubblico inerente all’azione di governo”.