Niente stabilizzazione degli orchestrali senza una specifica deroga legislativa al blocco delle assunzioni dovuto ai conti in rosso della Regione Sicilia. La legge regionale 17 del 2019 prevede la possibilità di assumere il 75% del personale in quiescenza, ma dall’Ente Teatro di Messina andranno in pensione appena 4 dipendenti nel 2020 e 13 nel 2023. Numeri assolutamente insufficienti, visto che un’orchestra degna di questo nome non può contare meno di 25 elementi.
Durante l’incontro che si è tenuto stamane tra il segretario provinciale del SIAD CISAL Clara Crocè, il segretario aziendale Nino Giuffrè, una rappresentanza degli orchestrali e il soprintendente del Teatro Vittorio Emanuele Gianfranco Scoglio, un confronto richiesto più volte dal sindacato autonomo, si è discusso anche della contrattualizzazione dei tecnici precari (il problema della stabilizzazione non riguarda solo i musicisti) e della situazione economica dell’ente. Per quanto riguarda poi i termini dei contratti più recenti (siglati dai professori d’orchestra con le associazioni che hanno proposto gli spettacoli e non con l’EAR) la dirigente sindacale del SIAD CISAL Clara Crocè, pur dichiarando di non condividere la modalità del reclutamento dell’orchestra, ha detto di “avere contezza dei limiti legislativi ed economici che hanno imposto questa scelta, che comunque non potrà essere più consentita perché non permette al personale precario di accedere all’indennità di disoccupazione”.
Sempre sul fronte economico, il soprintendente Scoglio ha chiarito che neanche l’ipotesi della Fondazione potrà aiutare a risolvere situazione perché è necessario il patrimonio di scopo, che l’ente non possiede. Scoglio ha poi aggiunto che le risorse erogate dalle Regione (3 milioni 600.000 euro) non consentono alcuna programmazione perché 2 milioni 800.000 euro servono per gli stipendi dei dipendenti e 700.000 euro per le spese di gestione.

“Ci muoviamo in un perimetro difficile -ha commentato Crocè dopo l’incontro. È necessario sanare il pregresso come è avvenuto a livello nazionale, quando per il contratto lirico-sinfonico sono stati azzerati i termini del rinnovo dei contratti, stabilendo il limite del 2018. Fatto questo, che consente di eliminare le Partite Iva e i contratti di collaborazione. Insieme al soprintendente abbiamo convenuto una serie di azioni da intraprendere a Palermo per cercare di risolvere il problema della contrattualizzazione dell’orchestra, ma è come il cane che si morde la coda: senza la stabilizzazione dell’orchestra la situazione economica dell’ente resterà precaria e si otterranno fondi sufficienti solo per pagare gli stipendi e le spese di gestione. Tutto questo comporterà stagioni teatrali ridotte e una pesante penalizzazione del personale precario”.
