I processi fatti fuori dai tribunali distruggono chi ne è vittima. La Calabria è una delle realtà che maggiormente presenta rischi in tal senso, perché sono sufficienti parole come ‘colluso’ e simili per marchiare a vita un uomo, prima ancora che un eventuale processo abbia inizio. E il discorso vale per i singoli come per intere comunità, o per gruppi politici, associazioni e quant’altro.
Quanto accaduto a Bova Marina ne è la prova. Per raccontare questa storia andiamo con ordine, perché inizia nel 2011 e termina pochi mesi fa. A parlare ai microfoni di StrettoWeb, oggi, è Tito Squillaci, ex consigliere comunale di Bova Marina, nonché fratello dell’ex sindaco, Giovanni Mario Squillaci. “Ero consigliere comunale con delega alla cultura e alle minoranza linguistiche – racconta Squillaci -. Nel 2008 abbiamo costituito la lista civica “Nuovi Orizzonti” capeggiata da mio fratello, con la quale abbiamo vinto le elezioni contro avversari che rappresentavano la classe politica storica di Bova Marina; ci siamo posti come alternativa al ristretto gruppo di persone che da decenni gestiva la vita politica del nostro paese. La nostra lista rappresentava un elemento nuovo dal punto di vista della formazione, ma soprattutto della forma mentis. Volevamo cambiare rotta e dare una svolta al paese e la gente ci ha dato fiducia, ma lì è iniziato il nostro calvario. Ci siamo trovati pressoché soli contro tutti, subendo persino atti intimidatori. Al comune abbiamo ereditato una situazione pesantissima sul piano finanziario, con debiti per circa otto milioni di euro, più 1 milione e 200.000 euro di debiti fuori bilancio, non riconosciuti dalla precedente amministrazione. Inoltre, c’era un’evasione fiscale elevatissima”.

“La situazione si è ulteriormente complicata il giorno in cui, come nostra abitudine, abbiamo deciso per l’ennesima volta di rispettare la legge. Dal pagamento di debiti fuori bilancio, infatti, era emerso che il nostro vicesindaco Giuseppe Panzera aveva in corso un contenzioso con il comune, che aveva omesso di riferire, come doveroso, al momento della sua elezione. Non è legittimo che chi ha un contenzioso con un ente pubblico sia amministratore di quello stesso ente. Noi, appena scoperto, abbiamo fatto emergere l’incompatibilità, dichiarando decaduto il consigliere ed effettuando una surroga con il primo dei non eletti. Il vicesindaco Panzera – spiega ancora Squillaci – ha opposto ricorso contro la nostra decisione, ma per un errore, il giorno della discussione in tribunale, l’avvocato difensore del comune (un giovane tra i tanti ai quali, a rotazione, affidavamo le cause) non si è presentato all’udienza. Il comune, dunque, è stato giudicato in contumacia e ha perso la causa. Avverso tale sentenza anche noi abbiamo opposto ricorso, ma anche questa volta c’è stato un imprevisto tecnico: il ricorso è stato presentato in ritardo e quindi rigettato per decorrenza dei termini, senza che il tribunale entrasse nel merito della questione”.
“Vicende come la nostra sono micidiali per il nostro territorio – considera amareggiato Tito Squillaci -, noi siamo stati combattuti duramente per aver avviato un’azione vera e profonda di cambiamento. Nel nostro territorio chi mette le mani sui problemi reali viene bloccato in questo modo. Sei mesi dopo la caduta della nostra amministrazione il comune di Bova Marina è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. La relazione ha parlato di forte condizionamento dell’apparato burocratico, in quanto l’amministrazione era caduta ormai da tempo. Dopo due anni e mezzo è stato eletto un nuovo sindaco, poi arrestato, e il comune ha subito un nuovo commissariato per infiltrazioni mafiose. Tutto questo credo sia la dimostrazione che, se la comunità non fa la sua parte con un profondo cambiamento di mentalità, i commissariamenti non possono bastare. Purtroppo viviamo in un contesto sociale e culturale che non si stupisce del clientelismo e delle collusioni. La gran parte delle persone non comprende che sono proprio questi fenomeni a creare degrado, sottosviluppo e disoccupazione. Tali modalità di fare politica vengono accettate come normali e questo blocca la possibilità di un cambiamento serio. La nostra terra è ricca di risorse, anche umane, ma questi meccanismi costringono i giovani ad andare via. Se si vuole il cambiamento bisogna pagare, perché noi sopravviviamo senza creare sviluppo e perché c’è chi continua a gestire la cosa pubblica a fini privatistici”. Queste le conclusioni di Tito Squillaci, che insieme al proprio gruppo, nel periodo in cui hanno amministrato Bova Marina, è stato promotore di innumerevoli iniziative culturali, tra le quali l’avvio delle attività del parco archeologico Archeoderi, che ha vissuto in quegli anni momenti di alto profilo.
E’ stato un vero e proprio calvario giudiziario quello vissuto dall’amministrazione Squillaci: sono stati anni in cui gli ex consiglieri e il sindaco hanno vissuto un incubo, insieme alle proprie famiglie, per un processo di fatto costruito sul nulla. I magistrati hanno accertato che essi avevano sempre rispettato la legge, nonostante gli avversari politici abbiano sostenuto a gran voce il contrario, marchiandoli agli occhi di una comunità e di un intero territorio. I processi devono svolgersi nelle aule di tribunale e non sui giornali o sui social network, o peggio ancora nei bar. E questa lunga storia ne è la prova. La speranza per una Calabria che guardi al futuro dovrebbe partire proprio da qui.
