Viaggio nel cuore di Roma, nel nuovo luogo di ritrovo dei calabresi fuori sede: “quanto ci manca Reggio, ma laggiù non c’è nenti, hanno distrutto la città più bella del mondo”

Roma, racconti ed esperienze di vita dei calabresi fuori sede da StuPisci, il nuovo luogo di ritrovo dei calabresi nella Capitale

Da “StuPisci“, il nuovo luogo di ritrovo dei calabresi a Roma, tra un panino ed una tartare, sono state tante le storie raccontate da calabresi fuori sede. Non sono, ovviamente, mancate le classiche domande: di dove siete? Da quanto siete a Roma? Vi manca Reggio? Tornereste se ci fosse lavoro?

Salvatore di Vibo, oggi 50 anni, mentre gustava il suo pesce spada raccontava di aver avuto un locale a Roma e per burocrazia ed errori dopo qualche anno è stato costretto a chiuderlo e adesso fa il rider sottopagato e senza alcuna tutela, ma consapevole a suo dire che è sempre meglio che tornare giù a Vibo dove sicuramente non avrebbe avuto alcuno sbocco.

stupisciDopo la storia di Salvatore, è stata la volta di 3 illustri avvocatesse del foro di Roma, Federica, Francesca ed Anna. Ben vestite e curate, oberate di lavoro con solo la domenica libera. Tribunale e studio fino a tarda notte perché prestano servizio per uno studio internazionale importante, ma con la mente a Reggio. A Federica, Francesca ed Anna manca il mare, gli affetti ed il gelato e non vedono l’ora di tornare giù per rivedere fidanzati, trascorrere il Natale con i parenti e giocare a cucù. Vogliono una decina di giorni per ricaricare le pile nella città dove sono cresciute e dove sanno che difficilmente torneranno. Tra le loro ambizioni c’è la voglia di andare fuori Italia e magari godersi di nuovo Reggio solo dopo la pensione. Denunciano l’assenza di lavoro, la mentalità un po’ chiusa e la voglia di non crescere e invitano i giovani a partire e fare esperienze per poi magari tornare e costruirsi un futuro a Reggio.

Poi è la volta di Simone, stimato professionista vicino alla pensione che ancora parla il dialetto reggino e racconta di amici e compagni di scuola che ormai non vede più da anni e li immagina sparsi per il mondo. Simone con il suo vociare si sente a casa da “Stupisci” quando esclama NON C’È NENTI. “Il malaffare ed i politicanti hanno distrutto la città più bella del mondo“. Racconta di suo figlio nato e cresciuto a Roma, ma innamorato di Reggio e di Scilla perché sin da piccolo ogni estate godeva del nostro mare. Ricorda e contempla Festa di Madonna, ricorrenza alla quale non prende più parte da tanti anni causa lavoro.

Stupisci è diventato un via vai di calabresi che vivono a Roma Sud, a Latina, a Ladispoli e vengono a gustare il panino con il pesce spada o l’arancino al polpo. Con il loro unico marchio di fabbrica: “eh so che siete di Reggio Calabria, dovevo passare per forza per assaggiare i prodotti e sostenere i miei concittadini”. Entrano tutti con il sorriso e appena aprono la porta si sentono a casa. L’odore delle crispelle con le alici, la frittura di calamari o il miele al bergamotto  li trasportano subito a Reggio. Città difficile, ma indimenticabile. Tutti incazzati perché sono dovuti partire per emergere, arrabbiati con la classe politica locale che non consente sviluppo ma disperatamente innamorati della città dei Bronzi. Come il Dott. Brindello, noto presidente di un ordine professionale, che nonostante gli impegni ha diversi progetti per Reggio, soprattutto per la fascia jonica. Lui, originario di bovalino, oggi importante figura romana e nazionale, continua a pensare come Reggio potrebbe cambiare. Si focalizza sulla rete ferroviaria jonica che lui trasformerebbe totalmente in un progetto inspiegabile tramite un articolo di giornale.

In una settimana di salotto una cosa è chiara: ogni reggino fuori sede ama follemente Reggio Calabria. Ognuno ne descrive i Difetti, ma in chiave costruttiva e non distruttiva come spesso accade fra la gente rimasta a Reggio. Attendendo altri racconti il dubbio è sempre quello: ha più coraggio chi rimane a Reggio chi parte?

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