Quarant’anni fa la mafia assassinava Giorgio Boris Giuliano. Il 21 luglio 1979 al bar Lux di via Francesco Paolo di Blasi del capoluogo siciliano, un killer colpiva alle spalle il capo della squadra mobile di Palermo. Aveva 49 anni e tre figli, Alessandro uno di loro è Questore a Napoli.
Nato a Piazza Armerina figlio di un sottufficiale della Marina Militare, Boris Giuliano visse in diverse città d’Italia approdando poi a Messina dove studiò e si laureò in Giurisprudenza, vincendo nel 1962 il concorso nella Polizia di Stato.
Il comitato cittadino ‘100messinesi per Messina 2MILA8’’in collaborazione con il Comune di Messina e il Liceo Classico Giuseppe La Farina diretto da Giuseppa Prestipino, ha voluto ricordare oggi, l’impegno professionale e il sacrificio di Boris Giuliano, il poliziotto che alla scuola dell’Fbi di Quantico negli Stati Uniti, aveva imparato i segreti di un lavoro a rischio e le modalità per rendere asettica la scena del crimine allontanando chiunque potesse inquinarne le tracce, dai giornalisti agli stessi poliziotti.

La minaccia seguiva la scoperta del covo di Leoluca Bagarella, il killer che il 21 luglio dello stesso anno avrebbe trivellato di colpi il corpo di Boris Giuliano.
La Procura di Palermo istruì il maxi- processo per l’omicidio di Giuliano e Paolo Borsellino in particolare ne seguì le indagini. La sentenza di condanna venne emessa contro Totò Riina, Bernardo Provenzano e Filippo Marchese, giudicati i mandanti dell’uccisione.
La giornata dedicata a Giorgio Boris Giuliano, che per la sua permanenza in città durante gli anni di studio, Messina ricorda con una targa donata dal Liceo La Farina ed anche con una rotatoria sul viale Europa, ha visto la partecipazione dell’assessore all’Istruzione Roberto Vincenzo Trimarchi del Comune di Messina, di una rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato insieme al magistrato Giuseppe Minutoli.
I lavori dell’incontro, coordinati da Antonino Carabellò docente del Liceo classico La Farina, hanno visto il contributo di Italo Cintioli, Josè Gambino e Pietro Chillè del Comitato cittadino promotore dell’evento.
