La Sacra Sindone, tra scienza e fede: quell’uomo impresso sul lino è veramente Gesù?

Gli studenti del “De Amicis-Bolani” di Reggio Calabria hanno scoperto i “segni” ed il significato dell’amore, esulando le barriere umane, sociali e religiose per unirsi in un unico vincolo “…nessuno ha un Amore più grande…”

Un’indagine poliziesca nella conferenza con gli alunni dell’Istituto “De Amicis-Bolani” sul tema “Per un uomo umano” progetto elaborato dall’Ufficio Diocesano Scuola Torino. Venerdì 15 e sabato 16 marzo nella Sala “Monsignor Ferro” dell’Istituto “De Amicis” a Reggio Calabria si è tenuta una rivisitazione della Sindone “sotto i suoi vari aspetti: storico, scientifico, iconografico, biblico, culturale, per guidare alla riflessione sul significato di disvalore che la nostra civiltà attribuisce al dolore ed alla sofferenza”. Al pari di detective, il relatore Bruno Barberis, docente di meccanica razionale, di fisica e analisi matematica all’Università di Torino, ha coinvolto gli studenti, sia della scuola primaria “De Amicis” che della scuola secondaria di primo grado “Spanò Bolani” volti ad annoverare la duplice verità: quella della scienza e quella della fede. Partendo dal quesito “Come fate ad essere sicuri che l’uomo impresso sul lino sia effettivamente Gesù?” ha evidenziato un iter conoscitivo fotografico, desumendo il particolare, per giungere all’universale. “Una progettualità concreta di conoscenze e ricerche collettive e individuali, coinvolgendo gli studenti, al pari di detective, in un’attività esperenziale per affinare le percezioni soggettive e oggettive, in un contesto storico-scientifico” ha annoverato Giuseppe Romeo, dirigente dell’Istituto Comprensivo “De Amicis-Bolani”. Dicotomie scientifiche e verità di fede negli studi medico-legali, in ricerche fisico-chimiche, biologiche e datazioni iconografiche e documenti biblici, per scardinare erronee conoscenze e costruirne di nuove ed oggettive, esulando la verità cristiana, anzi proponendo un connubio di dualismi religiosi. “La capacità di catturare e distinguere il vero dal falso” ha evinto il Barberis nel negativo “fotografico” della Sindone, dove le fattezze del Cristo sono apparse in chiaro solo 121 anni fa, nel 1898, con l’avvento della fotografia, quando si ottenne il positivo del corpo. Gli alunni hanno desunto, in sinergia, con un metodo, al pari, deduttivo ed induttivo, datazioni del tessuto sindonico, lavori di restauro e di conservazione e l’eccezionalità dell’evento, in quanto, come ha sottolineato il docente “ancora nessun metodo chimico è riuscito a riproporre tale impronta su un telo di lino” destinato a quei tempi solo alle sepolture reali. Un “re” la cui ostensione oggi, è riservata ad eventi eccezionali, come dal 19 al 24 giugno 2015 e visibile solo per 4 minuti a visitatore, per poi conservarne il suo estremo valore in una teca di vetro alta 5 metri, al buio, senza aria e cosparsa solo del gas inerte argon. “L’impronta del corpo di Cristo” è divenuta così sinonimo della trasposizione di un’immagine che esula dai suoi tempi, per divenire simbolo reale della società contemporanea di fronte al dolore e ricerca “di pace interiore e con il prossimo come modo per affrontare la vita”. Gli studenti del “De Amicis-Bolani” hanno scoperto i “segni” ed il significato dell’amore, esulando le barriere umane, sociali e religiose per unirsi in un unico vincolo “…nessuno ha un Amore più grande…” (Gv 15,13).

Stefania Chirico Cardinali