I migranti della Diciotti a Messina, De Luca su tutte le furie: “Mettiamoli nelle baracche. Salvini per me ha fatto bene”

De Luca su tutte le furie per l'arrivo dei migranti a Messina: "Nessuno mi ha avvisato, per i migranti posso mettere a disposizione le baracche"

Nuovo colpo di scena a Messina sul fronte migranti. Dopo l’arrivo dei 137 migranti della Nave Diciotti stavolta a parlare è il sindaco De Luca:

Per i migranti metto a disposizione le baracche di Messina. Qualcuno mi accuserà di razzismo? Prima, però, dovrà spiegarmi perché in quelle strutture fatiscenti può viverci un italiano, ma un migrante no“- ha detto il sindaco in nell’intervista rilasciata all’AdnKronos. Da qualche notte ormai i 137 migranti alloggiano presso l’ex caserma di Bisconte e De Luca dice di non essere stato informato sull’arrivo dei migranti: “nessuno si sia degnato di chiamarmi per coinvolgermi in questa storia. Non sono stato investito della questione. Per me non ci sono, quando qualcuno riterrà di chiamare il sindaco per avvisarlo di questa presenza nel suo territorio ne riparliamo“- ha detto spiegando di aver “appreso dai giornali della presenza di X migranti all’hotspot di Messina. Vorrei capire a che livello siamo arrivati”. Scortesia istituzionale? “Di più. Questa è una volgarità istituzionale”. Il sindaco non ha nascosto la sua rabbia: “Al momento sono alle prese con tante altre emergenze, ma se mi gira… Applico le norme e faccio sgomberare mezzo mondo. Non so se quel luogo è agibile e neppure se siano state rispettate tutte le procedure o meno”. A mandare su tutte le furie il sindaco è la scelta di Messina per la realizzazione di un hotspot, realizzato in  “una delle zone più delicate della città, quella in cui c’è ancora gente che vive nelle baracche e a cui non riesco a spiegare perché per certe cose si trovano i soldi e per loro no. Così si continua a gettare benzina sul fuoco” ha detto spiegando che a rischio “c’è l’ordine pubblico”. E su Salvini, De Luca ha dichiarato: al di là del fatto che su tante cose la pensiamo in maniera diversa, ha fatto bene. Badiamo bene, non per la vicenda in sé, perché quando si deve porre un tema in termini forti è ovvio che il fatto specifico rischia di essere ‘sacrificato’, ma perché c’è un tema di fondo che è lo stesso che pongo io a Messina. Io ho 10mila persone nelle baracche da 110 anni, 2.500 nuclei familiari che vivono tra i topi, sotto l’amianto, senza rete fognaria. Queste baracche sono lì dal terremoto del 1908, ecco perché dico che Messina era la città meno adatto in cui fare l’hotspot, per questa sua specificità, unica in Italia, che forse il Paese non conosce“. “Ho chiesto- ha proseguito il sindaco- la dichiarazione dello stato di emergenza al Governo, ma intanto devo trovare il posto per loro e sono pronto a requisire mezzo mondo perché io non tengo 10mila famiglie sotto l’amianto, non voglio i bambini che giocano tra la fogna e i ratti. Per me questa gente ha la priorità rispetto ai migranti. Mi accuseranno di razzismo? Allora facciamo così, tolgo queste famiglie da lì e le metto in albergo e sposto i migranti nelle baracche. Sono disponibili a trasferire i migranti nelle baracche di Messina? Gliele do tutte”.“L’Italia da sola non può assumersi l’onere di questo fenomeno” dice. E se a Messina dovessero arrivare altri migranti? “Dirò no. Anzi, metterò a disposizione le baracche, qualcuno mi deve dire perché un italiano può starci e un migrante no”. Il sindaco non ha voluto commentare l’indagine a carico del capo del Viminale: “Dal momento che sono stato coinvolto e ancora in parte lo sono in vicende giudiziarie non sono la persona adatta a poter esprimere una valutazione sul rapporto politica-magistratura“.