
L’essenziale saggio di Francesco Lucania presenta un sapiente intreccio tematico e storico. Tra leggenda e storia l’autore espone l’habitat dell’albero del Cacao, si sofferma sulle operazioni necessarie alla raccolta, fermentazione ed essicazione dei suoi preziosi frutti, da cui le civiltà precolombiane ricavavano la leggendaria bevanda che inebriò l’Europa. Egli prosegue quindi a documentare le fasi di trasformazione delle fave di cacao in cioccolato, processo inglobante anche le moderne procedure di lavorazione fino alla compilazione de “i vari tipi di cioccolato e le loro caratteristiche”, culminanti nel campionario inventivo delle prelibatezze torinesi, quali il famoso cioccolato gianduia e riservando un’interessante annotazione sul cioccolato di Modica. A tale proposito consentitemi una parentesi esplicativa inerente l’assunto sostenuto dal nostro saggista che afferma testualmente: sembra che gli Spagnoli abbiano mutuato questa lavorazione direttamente dagli Aztechi, anche se non ci sono documenti in cui si faccia riferimento a questo tipo di lavorazione in Spagna o in America. Probabilmente gli sono sfuggite le fonti iconografiche e testuali che documentano sia la storica postura del cioccolatiere sia la diffusione della tecnica di lavorazione mutuata dalla civiltà mesoamericana e introdotta in Spagna sin dal XVI secolo. Il mio interesse alla storia materiale mi ha consentito di attuare un’immersione fruttuosa per socializzare brani inerenti l’ancestrale adozione del metate per la lavorazione del cacao, spiegati dal medico e naturalista Raphael Blanchard (1857-1919) nel suo Sopravvivenza etnografica in Messico. Metalt e molcajetl. Introduzione di metalt in Europa (pubblicato in: Journal de la Société des Américanistes. 1909). Modica non solo vanta un suo particolarissimo cioccolato, oramai prossimo a fregiarsi del conferimento della IGP, ma soprattutto la città del cioccolato grazie ai suoi operosi cioccolatieri continua a narrare il lungo viaggio del cacao e la tecnica settecentesca di lavorazione del cioccolato modicano nella sezione animata del fascinoso Museo del Cioccolato, inaugurato nel 2014. Corpose e allettanti si rivelano le pagine dedicate dall’autore ai Maestri cioccolatieri, poiché disegnano la mappa urbana delle cioccolaterie torinesi, indicandone creatività e storicità. Proprio da tali pagine traspare l’appassionata ricerca di Francesco Lucania, frutto di incontri scaturiti dall’ amabile complicità con gli artefici delle delizie torinesi, annoverate come indicatori della civiltà del cioccolato, di cui Torino è tuttora pervasa. Piacevole e intrigante diventa la traversata tra le ottocentesche fabbriche di cioccolato fino a giungere alle attuali e altrettanto note cioccolaterie torinesi. Da Caffarel nel 1826 a Giordano nel 1897 attraverso i fratelli Stratta, Talmone, Pastiglie Leone, il caffè storico Baratti & Milano, Venchi e De Coster la città di Torino diventò incontestabilmente la capitale italiana del cioccolato. Fiorirono le innovazioni, i laboratori si dotarono di macchinari e i cioccolatieri sperimentarono la loro inventività, aggirando il blocco napoleonico del 1806 con il vincente connubio Cacao- Nocciola delle Langhe, le colline amate da Cesare Pavese. Così tradizione e innovazione generarono l’inconfondibile Gianduiotto, il primo cioccolatino incartato, e le leggendarie praline Cri-Cri. Il novecento è segnato ancora dalla nascita di laboratori, i cui nomi da Peyrano a Piemônt’ Cioccolato, da Gobino a Domori, senza trascurare gli altri cioccolatieri, animano a tutt’oggi il mondo del cioccolato torinese. Essi sono interpreti della vocazione territoriale, che il Lucania ha saputo assecondare, restituendo i luoghi della storia quotidiana come gesto d’amore per la sua città d’adozione e di formazione.
Infine, la sezione dedicata alle ricette elaborate dallo stesso Lucania, cultore di colti abbinamenti, filtrati dalle fonti ricavate da diversi campi delle scienze umane, conferma la chiave divulgativa di questo saggio-guida che intende fornire gli strumenti per un consumo informato e consapevole”.
