
Lo scenario internazionale, del resto, registrava ormai da tempo, quella guerra fredda che contrapponeva l’Unione Sovietica e i Paesi “liberati” dall’Armata Rossa, ai quali venne imposto un regime comunista (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria) all’Occidente che si stringeva intorno agli Stati Uniti e al modello economico e sociale di tipo capitalista. Il voto italiano dunque inquietava le cancellerie occidentali, gli Stati Uniti soprattutto, che certamente non dimenticavano come gli accordi di Yalta avessero assegnato l’Italia alla sfera di influenza occidentale e pur tuttavia temevano che un voto democratico potesse portare al potere il più forte partito comunista d’Occidente. La vittoria della Democrazia Cristiana risolse ogni problema ma non è peregrino chiedersi, a settanta anni di distanza, cosa mai avrebbero fatto gli Stati Uniti in caso di vittoria del Fronte Popolare. Non può sfuggire neppure il ruolo fondamentale svolto dalla Chiesa di Pio XII che un anno dopo (luglio 1949) avrebbe scomunicato i comunisti e condannato l’appartenenza al Partito Comunista e nove anni dopo (1957) avrebbe parlato di “Chiesa del Silenzio” per definire le condizioni della chiesa nei paesi d’oltrecortina. La battaglia politica ed elettorale fu dunque aspra, non priva di volgarità (in ogni caso mai come le volgarità sentite in occasione delle recenti elezioni del 4 marzo) e combattuta attraverso una produzione intensa di manifesti elettorali di grande pregio anche artistico e di notevole intensità quasi che le normali tecniche pubblicitarie dell’epoca fossero state messe a servizio dei diversi contendenti.
