
Interverranno anche il presidente della Fondazione, Maurilio Assenza, che è anche direttore della Caritas diocesana di Noto, e il vicepresidente Giovanni Grasso. Sarà un momento di formazione per i giornalisti e per i referenti della comunicazione delle varie realtà raccordate dalla fondazione, sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza e della mondialità (ci si può iscrivere entro il 5 maggio contattando la segreteria della Fondazione attraverso la mail: segreteria@fondazionevaldinoto.it). Particolare attenzione sarà data a ‘come’ raccontare storie e vissuti di persone e di popoli con cui dovremo imparare a convivere nel prossimo futuro, e cercare insieme inclusione dei più fragili, coesione sociale arricchita dalle diverse culture, economia alternativa a quella che sta creando tante ingiustizie e alimentando guerre senza rispetto della dignità dell’uomo. In serata, sempre venerdì 11 maggio, l’appuntamento a Modica alle 19,30 presso l’Auditorium Pietro Floridia di Piazza Matteotti organizzato insieme dalla Fondazione, dalla Caritas diocesana e dall’ufficio diocesano Migrantes.
Ci saranno anche testimonianze di nostri missionari, in particolare Concetta Petriliggieri (missionaria modicana in Congo) e suor Adriana Marsili (della comunità missionaria intercongregazionale, che ha operato in Sierra Leone in aiuto ai bambini soldato) e di migranti. Prima della conclusione ci sarà il saluto del vescovo, Mons. Antonio Staglianò, vescovo delegato della Cesi per i migranti. Il tema – “Migranti: raccontare il mondo che verrà” – indica l’impegno a “capire meglio cosa accade nei paesi di provenienza e come sia possibile cercare vie che rispettino dignità e permettano integrazioni sostenibili” – scrive nella circolare di invito il vicario generale don Angelo Giurdanella. “Vuole essere – aggiunge il direttore della Caritas Maurilio Assenza – un’assemblea di operatori di pace perché le nostre città, nell’impasse dei governi, diventino soggetti di pace dal basso”. Sottolinea il direttore di Migrantes, don Paolo Catinello: “Il percorso dell’accoglienza, prima che case e strutture ci chiede di aprire le porte del cuore. La bella esperienza di Aziz, Ibi, Mustafà mi dice che la vera pace si costruisce con gli sguardi, gli abbracci, i sorrisi e con una vita che sa dire ‘fratello, il tuo dolore è il mio e ferisce anche la mia dignità’. L’incontro con Lambruschi ci aiuterà a vivere meglio le nuove sfide del Vangelo vincendo insieme le paure che ci paralizzano”.
