
La nave, al cui interno si trovavano opere d’arte risalenti tra il IV e il I secolo a.C., secondo una prima ipotesi trasportava a Roma, nell’anno 86 a.C., una parte del bottino del generale romano Lucio Cornelio Silla. Ritrovamenti successivi (anfore, stoviglie e monete) risalenti fino al 50 a.C hanno più tardi indotto a ritenere che la nave oneraria affondata stesse facendo rotta verso Roma forse per arricchire il trionfo di Giulio Cesare. La scoperta più sensazionale e misteriosa avvenne comunque allorquando, ci si accorse che numerosi pezzi di bronzo presentavano iscrizioni e ruote dentate. A tale insieme, integrato da numerosi altri recenti ritrovamenti (2006), venne dato il nome di “Macchina” o “Meccanismo” di Anticitera oggi considerato come un calcolatore meccanico, un planetario mosso da ruote dentate che serviva a calcolare il sorgere del sole, gli equinozi, i mesi, le fasi lunari, le eclissi e i movimenti dei cinque pianeti al tempo conosciuti nonché le date dei giochi olimpici. Un “meccanismo” che, per quanto sofisticato, rientrerebbe nelle conoscenze scientifiche e tecniche dell’età ellenistica che era molto avanzata sia sul piano scientifico che su quello più propriamente tecnologico come dimostrato dal greco Erone, inventore della prima macchina a vapore e da Archimede che secondo Cicerone avrebbe inventato una macchina circolare con la quale si rappresentavano i movimenti del Sole, dei pianeti e della Luna, nonché delle sue fasi e delle eclissi.
