
“Lo abbiamo fatto per spingere verso una utilizzazione produttiva delle risorse statali e comunitarie. Questa deve essere la sfida del futuro. Bisogna guardare al Sud come ad una risorsa e non come ad un problema. Una sfida che, però, spesso non è sufficientemente sostenuta da chi critica il Mezzogiorno “sprecone e straccione” e dovrebbe sostenerla in ogni modo e con tutti i mezzi. Faccio un esempio su tutti per spiegarmi meglio. Quando tre anni fa sono arrivato alla guida della Regione ho trovato la nuova sede, la Cittadella regionale, completata da qualche anno e non utilizzata. Nell’arco dei primi sei mesi ho realizzato tutti i collegamenti stradali, i servizi elettrici e telefonici e ho spostato da 23 sedi sparse nella città di Catanzaro, 1600 dipendenti, chiudendo quelle 23 sedi che costavano all’ente sei milioni di euro all’anno. Dico questo perché proprio alcuni giorni fa una trasmissione televisiva nazionale ha raccontato una immagine opposta a questa, a conferma che c’è uno stereotipo della Calabria negativa, di un Sud in cui tutto è marcio e che non fa cogliere le diversità e i punti di novità e di cambiamento tesi ad alimentare l’inversione di un processo consolidatosi in un lunghissimo periodo di tempo. E’ come se si dovesse continuare a buttare nella fossa dei leoni sempre nuova carne fresca. In questo senso colgo questa occasione per dire che anche la comunicazione deve riflettere e cambiare, aiutando e valorizzando, là dove esistono e si affermano, processi di cambiamento in atto. Per fortuna, qualcosa comincia a muoversi. Roma e l’Europa cominciano a guardare con occhi diversi al Mezzogiorno e alla Calabria. Questa è la strada giusta per riscattare la nostra terra”. “A noi meridionali, a noi calabresi – ha concluso il presidente della Regione – spetta il compito più arduo, la fatica più grande: essere coerenti e crederci. Credere che anche qui, in Calabria e nel profondo Sud, è possibile affermare il cambiamento, abbandonando definitivamente vecchie pratiche assistenzialistiche e clientelari che hanno finora impedito alla nostra terra di crescere e decollare e di guardare al futuro, soprattutto da parte delle nuove generazioni, con maggiore fiducia e speranza”.
