
Le indagini scaturiscono dalle dichiarazioni rese, ai Carabinieri della Stazione di Montalbano Elicona, da una donna che aveva intrattenuto una relazione sentimentale con l’odierno indagato la quale raccontava una storia all’apparenza inverosimile. La donna riferiva ai Carabinieri che SIMONE Francesco da oltre 10 anni intratteneva contatti, con cadenza giornaliera, con i genitori dello scomparso PELLERITI Domenico, cui aveva fatto credere che il figlio era dimorante al nord Italia e gli richiedeva del denaro da inviare al figlio per le cure mediche di cui necessitava ed aggiungeva che SIMONE, per convincere gli anziani a consegnargli il denaro, li ingannava simulando al telefono di essere il loro figlio camuffando la sua voce. SIMONE poi si recava personalmente a ritirare il denaro presso l’abitazione che puntualmente gli consegnavano convinti di aiutare loro figlio. Talvolta invece si faceva lasciare il denaro nella cassette della posta di una casa cantoniera.
Le investigazioni, immediatamente avviate dalla Stazione Carabinieri in sinergia con i militari della Compagnia Carabinieri di Barcellona P.G., svolte sotto la direzione del sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Rita Barbieri, hanno permesso di fare luce su questa vicenda, all’apparenza paradossale, ma in realtà drammatica e di inusitata crudeltà il cui antefatto è fondamentale, per comprendere la portata del dramma vissuto dalle vittime e la tortura psicologica patita.
Nel dramma della sparizione del figlio, vissuto dagli ormai anziani genitori della vittima si è inserito l’indagato il quale, per oltre un decennio, approfittando del dolore dei coniugi, ha messo in scena una teatrale tragedia, al fine di indurre gli anziani al pagamento costante di somme di denaro, facendo loro credere che il loro figlio scomparso fosse invece vivo e malato, ricoverato in un imprecisato luogo di cura e che dalle dazioni di denaro dei genitori dipendesse la sua sopravvivenza.
L’indagine, avviata a seguito delle dichiarazioni ricevute dai Carabinieri di Montalbano Elicona, ha permesso di acclarare le continue ed asfissianti richieste di denaro avanzate dall’indagato, che ha fatto credere agli anziani coniugi, attraverso artifizi e raggiri ma anche con minacce e violenze psichiche nei loro confronti, che il loro figlio fosse realmente in pericolo di vita e che, solo grazie al denaro fornito dai familiari ed alla sua intercessione, lo stesso avrebbe ricevuto le cure salvavita. Egli ha di fatto annullato psicologicamente la coppia, facendogli vivere, con una cattiveria inusitata, un clima di paura, intimidazione e sofferenza e approfittando dei loro sentimenti materni li ha raggirati. I genitori dello scomparso, vivendo uno stato emotivo straziante, da parte loro hanno “realmente” creduto che il loro figlio fosse vivo ed in pericolo e che la sua incolumità dipendesse esclusivamente dalle loro dazioni di denaro che fornivano attraverso l’indagato. Temevano che l’interruzione del rapporto con il SIMONE Francesco avrebbe causato, come conseguenza, l’interruzione del rapporto con il figlio Domenico il quale non solo era molto malato ma era anche in fuga dalla vendetta della mafia e, pertanto, per salvarlo hanno dilapidato, negli anni, ogni loro risorsa economica.
Si è inoltre verificato come i coniugi PELLERITI, che vivono esclusivamente della loro pensione di braccianti agricoli, versino ormai da anni in situazione economica drammatica, essendo stati spogliati di ogni loro bene e denaro, tanto che gli stessi si sono disfatti anche di un immobile ed alcuni terreni e successivamente, in preda alla disperazione, sono stati costretti a contrarre debiti per aderire alle richieste del SIMONE, il quale nel corso degli anni gli ha sottratto oltre 200mila euro. I malcapitati nella spasmodica ricerca di denaro per soddisfare le pretese del truffatore sono arrivati addirittura a considerare l’idea di rubare i risparmi della nipote, figlia dello scomparso.
In numerose occasioni, il SIMONE, dopo aver ricevuto un diniego alla consegna del denaro da parte della coppia, perché ormai depauperata ed impossibilitata a fornire nell’immediatezza anche una pur minima somma di denaro, pur di giungere al suo scopo, telefonava agli anziani e simulava, camuffando la voce, di essere il loro figlio Domenico malato terminale ed in fin di vita manifestando la necessità di ottenere il denaro richiesto dal SIMONE, il quale era il solo che avrebbe potuto provvedere a recapitarlo ai sanitari che lo assistevano. Attraverso questa vessazione SIMONE avvalorava ulteriormente il suo ruolo di indispensabile tramite agli occhi delle succubi vittime sempre indotte a credere che la mancata corresponsione delle somme richieste potesse cagionare la morte immediata del figlio per via dell’interruzione della somministrazione dei farmaci.
Fortunatamente le indagini dei Carabinieri ed il provvedimento cautelare dell’Autorità giudiziaria ha messo fine ad questo bieco caso di truffa in cui l’indagato si è per anni “cibato” della tragedia incommensurabile della famiglia PELLERITI cui la Procura della Repubblica di Barcellona P.G. ha voluto offrire ausilio e sostegno psicologico attraverso la nomina di un consulente tecnico.
