
In paese i maschietti, bambini o ragazzi che fossero, frequentavano quei locali soltanto nelle giornate di catechismo o di oratorio, per il resto il campo giochi, come sappiamo, era costituito da ogni dove del paese. Le ragazze invece non avevano il permesso di frequentare il nostro stesso campo gioco, tranne che per qualche campo di nascondino, organizzato in centro paese, o per il classico gioco del “campanile”. Don Pasqualino Suraci pensava a tutto, anche alle ragazze, che se fossero dovute rimanere a casa per tutta l’estate si sarebbero sicuramente annoiate. Ecco allora che aveva organizzato il “lab-oratorio”. Aveva cioè organizzato nei locali dell’oratorio una scuola di sartoria e ricamo. Le ragazze vi passavano le giornate estive. Vi andavano alle nove del mattino ed uscivano alle 17, anche il pranzo lo consumavano nel “lab-oratorio”. Erano bellissime, come era bellissimo vederle arrivare ed andare via, in ciurma festante e variopinta.
Ragion per cui, mentre noi bambini ci disperdevamo per il paese, i più grandicelli erano sempre lì sul muretto della provinciale confinante con l’oratorio. Godevano la frescura dei grandi alberi “vagabondi” che vi insistevano. Don Pasqualino “appellava” anche i ragazzi “vagabondi” come gli alberi, anche se, ripeteva spesso, al contrario degli alberi, sanno quello che vogliono. Volevano le ragazze e molti finivano anche per sposarle. Don Pasqualino era contento del lab-oratorio, perché lì si pregava lavorando e se andava bene si trovava anche marito.
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