
Mio padre, nei rifornimenti per la bottega, era alquanto abitudinario. La domenica mattina si andava dal grossista Ultragas. Il mercoledì all’ingrosso Tripodi di piazza Carmine, per formaggi, salumi ed altre derrate, oltre che per alcuni mangimi ed alimenti per gli animali, per i quali all’occorrenza ci si recava anche presso la ditta Carmelo Battaglia di via XXI agosto. Il sabato mattina era dedicato al rifornimento della pasta. La pasta, assieme al pane, rappresentava l’alimento base di ogni famiglia del paese. Poteva mancare tutto il resto, ma pane e pasta mai, ragion per cui se ne vendeva tantissima.
Quelle volte che potevo, scuola permettendo, andarci anche io, ne ero contentissimo. Papà si approvvigionava di pasta, principalmente, dai pastifici Canale, situato ad angolo con il ponte della Libertà, e Spatolisano, situato appena fuori del porto. A volte si serviva anche dagli altri due pastifici D’Alessandro e Costantino. Al pastificio Spatolisano, il capofabbrica, un omino molto gentile, mi faceva guardare la lavorazione. Le macchine sfornavano in continuazione pasta di ogni tipo, corta e lunga, che poi veniva passata negli essiccatoi. Mi piaceva ogni forma, incominciavo a capire utilizzo ed abbinamenti. Come già sapete, tuttavia, non avrei mai capito e giustificato l’inventore della pasta Margherita, che non mi sarebbe mai piaciuta.
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