
Qualche mese prima, un pomeriggio erano venuti a trovare zio prete i genitori di Bruno. Era uno dei ragazzi del paese, al quale zio dava ripetizioni. Sentì quei genitori, rassegnatamente, annunciare a mio zio che avrebbero ritirato Bruno dalla scuola superiore, dove lo avevano iscritto, perché i risultati non erano accettabili. Allora zio spiegò che Bruno era un ragazzo molto intelligente, solo era svogliato e, a suo dire, i professori non riuscivano a coinvolgerlo ed interessarlo. Poi li pregò di farlo provare ancora, almeno fino alla fine dell’anno, poi se fosse stato bocciato, non lo avrebbero più iscritto a scuola e mandato a lavorare.
La sera chiesi a zio prete perché insisteva con quel ragazzo, avrebbe solo fatto spendere soldi di ripetizione a quei poveri genitori. Mi spiegò che, in effetti, non si era mai pagato da nessuno, riceveva in cambio solo omaggi orticoli o piccoli favori. Allora gli chiesi per cosa lo facesse e mi rispose perché il poeta dice “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza….”. Ci volle un pezzo ma alla fine capì che, zio prete, concepiva il trasmettere le proprie conoscenze quasi come una missione umanitaria. Collegai il ragionamento a quanto mi aveva raccontato circa la attività di padre Catanoso ed alla stima che nutriva per quel sacerdote, e tutto mi fu più chiaro.
Mettere a disposizione degli altri le nostre conoscenze è un dovere del credente, oltre che rispetto del senso civico e sociale.
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