
Per scoprire il resto del mondo non si poteva pensare di muoversi a piedi. Ecco allora che, accoglievo sempre con piacere l’invito di mio padre ad accompagnarlo in moto, quando scendeva in città, oppure saliva verso Vinco, per far visita al compare Alessio, che aveva cresimato.
Ma come si sa l’esplorazione del mondo è sempre stata faticosa e spesso anche dolorosa.
La ceccato 98 era stata modificata dall’abile mano del meccanico del paese. Aveva rimosso il sellino del passeggero posteriore e lo aveva sostituito con una forma in ferro. Un semicerchio in ferro che accoglieva perfettamente le bombole di gas che mio padre trasportava. Una per volta. La poneva di traverso sul semicerchio, quasi fosse il secondo passeggero a cavalcioni, e poi la legava con una corda per fissarla.
Ma su quello strano seggiolino, a turno, ci erano già passati anche i miei fratelli. Adesso toccava a me.
Mia madre aveva confezionato un cuscino particolare che avrebbe dovuto avere il compito di attutire gli immancabili scossoni (molte strade ancora non conoscevano l’asfalto) … già, avrebbe dovuto avere … infatti ogni volta che scendevo dalla stessa rimanevo in piedi a lungo. Se qualcuno mi invitava a sedere, rifiutavo garbatamente. Mio padre, invece si affrettava a spiegare, con una espressione che noi bambini sentivamo spesso, quando c’erano ospiti e non bastavano le sedie … “Preferisce rimanere in piedi perché vuole crescere in fretta”.
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